Cari compagni…

Cari compagni, continuate pure così e tra cinque anni ci toccherà scegliere se votare Cinque Stelle o Lega. La lettura dei vostri post sulla tragedia di Genova aggiunge dolore a dolore, perché non vi riconosco più.

Mi sentivo uno di voi quando scrivevo per la defunta Unità, e ancora speravo di cambiare il mondo. Mi sentivo uno di voi anche quando lavoravo per la RAI, e cercavo di conciliare i vincoli del servizio pubblico con le mie idee sulla società e sul suo futuro. E adesso scopro che per molti di voi il mondo andava benissimo così com’era, e che ancora non avete superato il trauma della sconfitta elettorale e l’allontanamento dalle leve del potere. Lungi dal cercare di capire le cause della sconfitta – prima fra tutte quella di avere governato male senza neppure tentare di rimettere in discussione il liberismo e le sue regole del gioco – preferite prendervela con gli elettori e attaccare le presunte manchevolezze di chi ha vinto, peraltro nel rispetto delle regole che voi stessi avete stabilito.

Cari compagni, non lasciate che la viscerale antipatia che provate per l’attuale governo offuschi il vostro metro di giudizio, come sta accadendo nel caso del viadotto di Genova. Non lasciate che le pagliuzze – i post dei grillini sulla Gronda, le dichiarazioni di Conte sulla necessità di agire senza attendere i tempi della magistratura, i costi delle penali che eventualmente si dovrebbero pagare in caso di revoca della concessione – nascondano la trave, anzi le travi che sono crollate ammazzando quaranta persone, lasciandone senza casa centinaia e spezzando in due una città per chissà quanto tempo.

Quelle travi, cari compagni, non dovevano cadere. E se sono cadute, a meno che non si voglia accusare il destino cinico e baro,  la responsabilità di chi gestiva l’autostrada sono evidenti. Scarsi investimenti? Mancati controlli? Ritardi negli interventi per non intralciare il traffico estivo? Si spera che le indagini individuino con rapidità tutti gli errori commessi e le persone coinvolte. Ma nell’attesa, da un punto di vista politico, non si può far finta di nulla. La revoca di una concessione è un fatto amministrativo, che rientra pienamente nelle competenze di un governo. Che quello in carica ci abbia pensato è un fatto positivo, che non risponde allo spirito forcaiolo delle folle, come scrivono molti di voi,  ma alla legittima esigenza collettiva di dire basta alle impunità e ai privilegi. Che in questo paese sono tanto consolidati da sembrare normali, come dimostrano gli osceni comunicati  della società Atlantia, con i Benetton così preoccupati  di giustificare l’operato della controllata Autostrade per l’Italia da dimenticarsi di esprimere dolore per le vittime. Forse tra qualche giorno mobiliteranno Oliviero Toscani. Ma intanto hanno dimostrato di che pasta sono fatti.

Cari compagni, non mi pare di avere sentito da voi una parola, una parola sola, di critica a una famiglia che in passato avete beneficiato con le vostre privatizzazioni selvagge, siglando concessioni ancora secretate nei loro aspetti più importanti. Non lo avete fatto adesso, dopo la tragedia, e non lo avete fatto prima, in occasione delle periodiche revisioni dei pedaggi che ci hanno regalato la rete autostradale più cara e mal tenuta d’Europa. E così si è portati a pensare che un po’ di coda di paglia l’abbiate.

Non una bella prospettiva per una sinistra da rifondare, ne converrete.

Battista Gardoncini