L’amaro Natale di Almodóvar

I film su come si fa un film sono un genere cinematografico consolidato. Quello più famoso è “Effetto notte” di François Truffaut, uscito nel 1973. Un capolavoro, dove tutti gli interpreti erano ispirati. Come dimenticare Jean Pierre Leaud, il giovane attore innamorato, Jacqueline Bisset, la fragile star hollywoodiana che gli fa girare la testa, e Valentina Cortese, splendida nella parte di un’attrice in declino che dimenticava le battute? Lo stesso Truffaut dava il meglio di sé non soltanto come regista e sceneggiatore, ma anche come attore, perché era lui che interpretava se stesso, impegnatissimo a portare a termine le riprese nonostante i molti inconvenienti, le crisi isteriche e una morte improvvisa.

Con “Amarga Navidad“ – Natale amaro – Pedro Almodóvar ha dato la sua interpretazione del genere, e il risultato, pur non essendo un capolavoro, non delude. A differenza di Truffaut, il regista spagnolo non è interessato a mettere in scena le tecniche del cinema. Dunque niente cineprese e microfoni in bella vista, e niente trucchi come l’effetto notte, quello che consente di far sembrare notturne scene girate di giorno. Solo le mani sulla tastiera del protagonista impegnato nella sceneggiatura di un nuovo film dopo cinque anni di silenzio.

Per tutta la prima parte del film lo spettatore nemmeno si accorge che non sta vedendo la realtà, ma i fantasmi dei personaggi creati dalla immaginazione del regista cannibalizzando le esperienze di chi gli sta attorno, calpestando la sensibilità degli amici, piegando le loro angosce esistenziali alla sua necessità di espressione. 

I nodi vengono al pettine in un teso colloquio tra il regista, evidente alter ego di Almodóvar, e quella che per vent’anni è stata la sua agente e confidente, ma lo ha abbandonato per assistere un’amica in lutto.  Il contrasto tra il cinismo di lui, che vorrebbe raccontare la storia nel film, e la rabbia di lei che si sente violata, non ha soluzioni. E in questo il film è dolorosamente autobiografico.

Bravissimi, come sempre con Almodóvar, gli attori. Su tutti Leonardo Sbaraglia, il regista, Aitana Sánchez-Gijón De Angelis, l’amica, e Bárbara Lennie Holguín, Lena, la donna che esiste solo nella mente del regista.

gbg

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