Il modo ancor m’offende

Mi sbagliavo. Ero convinto che Conte sarebbe rimasto in sella, nonostante i molti nemici e la forsennata campagna orchestrata dai soliti noti per spianare la strada a Mario Draghi, alfiere di quel turbo liberismo che ritengo responsabile di una buona parte dei nostri guai. Pazienza. Me ne farò una ragione, come è già accaduto in passato quando le cose non sono andate come avrei voluto. Ma, per dirla come Dante, il modo ancor m’offende. E resto convinto che il nuovo governo sia peggiore del vecchio. 

Delle debolezze di alcuni ministri si può a piacere ridere o piangere, ma non mi sembrano rilevanti. Nei precedenti governi, senza distinzione di colore politico, abbiamo avuto di tutto, dai falsi laureati alle mantenute, dai mafiosi ai corrotti. Una come la Gelmini, convinta dell’esistenza di un tunnel per neutrini tra Ginevra e il Gran Sasso, fa quasi tenerezza. 

Quello che preoccupa davvero è il clima conflittuale tra le forze politiche che hanno garantito il loro appoggio al governo, e di cui abbiamo avuto alcune avvisaglie prima ancora dei voti di fiducia alla camera e al senato, in calendario a metà settimana.

I Cinque Stelle sono in fibrillazione, e alcuni dei loro parlamentari minacciano di dire no a Draghi. Anche quelli favorevoli al governo  hanno fatto sapere che per loro sarà dirimente il percorso  parlamentare della riforma della giustizia, guarda caso l’argomento preso a pretesto da Italia Viva per ritirare l’appoggio a Conte. 

La Lega si è subito dimenticata di fare parte della maggioranza e ha mobilitato i presidenti delle regioni del nord per contestare la decisione di non consentire la riapertura degli impianti sciistici.  Salvini ha attaccato frontalmente il ministro della sanità Speranza chiedendo la sostituzione dei tecnici che lo hanno consigliato durante la pandemia. Poi, come suo solito, ha fatto marcia indietro. Peggio di lui ha fatto il compagno di partito Garavaglia, accusando il governo, di cui tra l’altro fa parte come ministro del turismo, di aver creato un grave danno agli operatori e invocando indennizzi. Finirà che farà causa a se stesso.

Intanto a sinistra si è appena consumata una ennesima scissione dell’atomo: Sinistra Italiana ha annunciato il suo no al nuovo governo, mentre Leu ha riconfermato il sì. Se non ricordo male, corsero insieme nelle ultime politiche, e temo anche di averli votati.  

E il PD? Il PD per ora tace, e questa non è una novità. In compenso hanno parlato le donne del partito che se la sono presa con Zingaretti perché nessuna di loro è diventata ministro. Il che, pensandoci bene, è quantomeno curioso.  Stando ai giornali avrebbero dovuto prendersela con Draghi, che ha redatto la lista dei ministri in piena autonomia. O non li hanno letti, oppure non ci credono. E forse hanno ragione loro.

Niente male, per un governo che deve ancora ottenere la fiducia, ma confido che Draghi sappia far fronte a tutte le difficoltà. Me ne hanno parlato molto bene.

Battista Gardoncini

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