Fu un simbolo suo malgrado

Justin Fashanu era un talento, un predestinato, ma è stato ricordato soltanto come l’emblema del  rapporto tra il calcio e l’omofobia. È stato infatti il primo professionista a fare coming out, rivelando di essere omosessuale, e forse era davvero quello il suo destino, aprire le coscienze di un mondo bigotto.

Justin nasce il 19 febbraio 1961 a Londra da una famiglia di origini nigeriane. Nella stagione  1978-79, a soli 18 anni, viene promosso in prima squadra. Con la maglia del Norwich City a si mette in luce segnando 35 gol in 3 stagioni. Il trasferimento al Nottingham Forest, nella stagione 1981-82,  avrebbe dovuto consacrarlo definitivamente. Invece, fu il primo passo verso il baratro.  L’allenatore Brian Clough lo aveva fortemente voluto in squadra.  Ma quando fu scoperto a frequentare locali gay provocò la reazione del tecnico del Nottingham che lo definì :“un fottuto finocchio”, e il suo  rendimento deludente favorì la cessione al Southampton.

 Justin Fashanu cercò di rialzare la testa, per tornare protagonista in Premier League, ma le voci sulla sua omosessualità continuarono a ostacolarne la carriera. Difficile mettere a tacere i pettegolezzi sulla sua vita privata, ancora di più negli anni Ottanta. La svolta definitiva arrivò  il 22 ottobre 1990, nella quale confermò  in un’ intervista al tabloid The Sun di essere gay.

Pensava di essersi messo al riparo, di essersi tolto un peso da dosso  e che forse il mondo, questa volta lo avrebbe  davvero compreso. Non fu così : trovò un muro di ostilità e di sdegno sia del mondo dello sport che della comunità nera britannica, che lo accusò di averne danneggiato l’immagine. Anche il fratello John tagliò ogni rapporto con lui.

La parabola discendente si concluse nel 1998, quando Justin Fashanu venne accusato da un ragazzo di 17 anni di aver abusato di lui sessualmente. Il procedimento giudiziario non ebbe mai seguito con l’archiviazione per mancanza di prove. Ma la  mattina del 3 maggio 1998 il corpo di Fashanu fu trovato in un garage a Shoreditch, nei dintorni di Londra. Si era impiccato. Accanto a lui c’era  un biglietto nel quale esprimeva tutta la sua disperazione per essere stato accusato ingiustamente di un crimine mai commesso. In un passaggio scrisse: “Desidero dichiarare che non ho mai e poi mai stuprato quel giovane. Sì, abbiamo avuto un rapporto basato sul consenso reciproco, dopodiché la mattina lui mi ha chiesto denaro. Quando io ho risposto ‘no’, mi ha detto: ‘Aspetta e vedrai’. Spero che il Gesù che amo mi accolga: troverò la pace, infine”.

Perché “diverso” è sbagliato? E’ una domanda senza risposta, almeno per  Justin Fashanu,  calciatore di talento diventato simbolo suo malgrado.

Marco Patruno

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