Tre volte Ajax

L’Ajax è la prima squadra dopo il grande Real Madrid di Puskas e Di Stefano   a vincere tre Coppe dei Campioni consecutive. L’unica novità rispetto all’anno precedente è rappresentata dal giovane centravanti Johnny Rep, che Kovacs aveva fatto debuttare nella finale di Coppa Intercontinentale contro l’Independiente, venendone ampiamente ripagato con una doppietta.

Ormai il modello Ajax è diventato un fenomeno planetario. Il calcio totale è la nuova moda del momento e, oltre ad essere un modulo tattico, si impone anche come rivoluzionario stile di vita. I giocatori olandesi sembrano una rock-band, hanno i capelli lunghi, vestono casual e viaggiano con mogli e fidanzate al seguito. Cruijff e soci entrano in gara negli ottavi di finale contro il CSKA Sofia, facilmente eliminato. Nei quarti è supersfida con il Bayern. Il discorso qualificazione si chiude di fatto all’andata quando, ad Amsterdam, i campioni uscenti trionfano 4-0. In semifinale c’è il Real Madrid. Gli spagnoli escono da Amsterdam con il positivo risultato di 1-2, ribaltabile al Chamartin: il regno dell’Ajax è in pericolo, ma a Madrid i campioni giocano con grande personalità, impongono il loro gioco e la loro superiore classe passando con Muhren, ed è finale.

A Belgrado l’Ajax trova la Juventus, sospinta dal tifo di oltre ventimila italiani giunti in Jugoslavia. La vigilia degli olandesi è tormentata dalle voci della riapertura delle frontiere in Spagna e dall’intenzione dei club iberici di saccheggiare la squadra olandese. Sul campo, dopo quattro minuti Rep porta in vantaggio l’Ajax anticipando di testa Longobucco.

In una finale molto strana, poco giocata dalla Juve e controllata per quasi tutta la sua durata dall’Ajax, risulta decisivo il gol in apertura del centravanti olandese Johnny Rep che il giorno della finale ha solo 21 anni. Cresciuto nel settore giovanile dell’Ajax, fisico asciutto e potente che gli permette di primeggiare di testa, la Coppa Intercontinentale, la Coppa dei Campioni del 1973 e due titoli olandesi resteranno i suoi successi con l’Ajax.

Il primo anno di presidenza di Giampiero Boniperti ha coinciso con il ritorno alla vittoria nel campionato italiano della Juventus. Una squadra giovanissima, portata al successo da Cestmir Vycpalek e rafforzata per l’obiettivo europeo da uomini d’esperienza come Zoff e Altafini, prelevati entrambi dal Napoli. L’Olympique Marsiglia al primo turno non crea problemi, più coriacei negli ottavi i tedeschi orientali del Magdeburgo, comunque superati. Nei quarti l’abbinamento con gli ungheresi dell’Ujpest Dosza sembra molto favorevole ai bianconeri che però a Torino non riescono a sbloccare il risultato. In Ungheria dopo un quarto d’ora la Juve è già sotto 2-0, sull’orlo del baratro, quando entra in azione uno straordinario Altafini che segna il gol della speranza e regala a Anastasi quello della qualificazione. In semifinale gli avversari di Zoff e soci sono i temibili inglesi del Derby County. La Juventus vince la gara di Torino 3-1 con una ripresa molto convincente. Al “Baseball Ground” di Derby i bianconeri si difendono senza affanno, rischiando solo in occasione del rigore calciato fuori da Alan Hinton, e ottengono il visto per la loro prima finale di Coppa dei Campioni.

La Juventus si presenta a Belgrado in netto anticipo per preparare rincontro, dopo aver vinto in modo rocambolesco il secondo scudetto consecutivo. L’Ajax invece arriva a Belgrado all’ultimo istante con mogli e fidanzate al seguito, secondo abitudine. Vycpaleck, abbastanza presuntuosamente, schiera una squadra votata all’attacco con tre punte, Altafini, Anastasi e Bettega. sostenute da un interno spiccatamente offensivo come Causio. Rep infila Zoff di testa dopo quattro giri di lancetta e l’Ajax domina i primi venti minuti con il suo gioco armonico. Il libero Blankenburg è un rebus insolubile per la Juve: quando la sua squadra è in possesso di palla diventa un attaccante aggiunto, all’ala sinistra. Anche la posizione di Cruijff mette in difficoltà i bianconeri, in quanto sovente il campione olandese abbandona il centro dell’attacco portandosi sulla linea dei terzini per impostare le azioni. Non serve così uno stopper di ruolo in marcatura su di lui, che viene preso da Causio quando agisce a centrocampo e da Morini quando fa la punta. Da metà primo tempo la Juve comincia a giocare, mettendo in difficoltà l’Ajax soprattutto sulle fasce. Con il passare dei minuti la pressione della Juve cresce, i bianconeri cominciano a rischiare in difesa, ma l’Ajax regge con grande personalità e maturità, e si aggiudica la terza Coppa Campioni consecutiva.

Marco Patruno

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