Talento e strafottenza

Ezio Vendrame. Talento e strafottenza, classe e aria da hippie, sciupafemmine. L’allora presidente della Juventus, Boniperti, lo paragonò per qualità a Kempes. Molti lo hanno definito il George Best Italiano. Ma a Vendrame non sono mai piaciute le etichette, in tutti i sensi.

Nella stagione 1976-’77, durante il campionato di Serie C, si gioca Padova-Cremonese. Ezio Vendrame vestiva la maglia del Padova. Il giocatore sapeva che il risultato era già stato concordato prima di scendere in campo. Da sempre, Ezio era insofferente a questo tipo di accordi. Durante una sonnecchiante fase di gioco a centrocampo, prese palla, si girò e puntò verso l’area della propria squadra. Anche i compagni erano confusi e smarriti. Qualcuno provò a fermarlo, ma Ezio lo dribblò e proseguì la corsa verso la porta fino a trovarsi a tu per tu con il proprio portiere. A quel punto, dopo aver fintato il tiro, stoppò il pallone con la pianta del piede. Tutti i tifosi del Padova, che lo avevano seguito con sguardo allibito, tirarono un sospiro di sollievo. Tra il pubblico, però, c’era anche qualcuno debole di cuore. Un tifoso che si spaventò a tal punto da morire di infarto.

“Così l’emozione era salva” raccontò in seguito Vendrame nella sua autobiografia. “Se mi mandi in tribuna godo”. Amico fraterno del cantautore Piero Ciampi. Durante un incontro allo stadio Appiani con la maglia del Padova fermò il gioco per salutarlo pubblicamente, dopo averlo riconosciuto per caso sugli spalti.

L’episodio che spiega in modo migliore il carattere del personaggio è un altro, sempre a Padova. Prima di una partita contro l’Udinese, la sua ex squadra in corsa per la promozione in Serie B, gli venne proposto di giocare male in cambio di un premio in denaro. In quel periodo il Padova era in cattive acque finanziare e i giocatori venivano pagati con i “premi minimi” stabiliti dalla FIGC: 22 mila lire a punto. L’emissario dei friulani gli propose 7 milioni di lire per una “prestazione scadente”. Qualcosa però in campo andò storto. L’Appiani di Padova era pieno zeppo di tifosi bianconeri, che insultarono Vendrame in tutti i modi possibili al suo ingresso in campo; furono proprio quelle parole a fargli cambiare idea. Doppietta vincente e secondo gol segnato direttamente da calcio d’angolo dopo essersi soffiato il naso con la bandierina, Udinese che resta in C e biscotto saltato. Meglio 44 mila lire, che 7 milioni sporchi di corruzione.

Le parole, la depressione, la scrittura e la poesia. Dal pallone alla penna. Una goccia alla volta quel nero esce fuori e si deposita sulle pagine bianche. Un filo nero carico di dolore e disperazione. Di ricordi pesanti ma anche di vita vera, di passione per il calcio, di note profonde e di amore per le donne.

Marco Patruno

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