Nel segno di Cruijff

Il titolo dì massimo esponente del “calcio totale” spetta all’Ajax dei primi anni Settanta, guidato sul campo da Johan Cruijff e in panchina dal “sergente di ferro” Rinus Michels, uno degli artefici principali di questa squadra fenomenale che già da qualche stagione aveva fatto intravedere grandi qualità.

Nella stagione 1970-1971, passati facilmente i primi due turni contro gli albanesi del 17 Nentori Tirana e gli svizzeri del Basilea, l’Ajax trova ai quarti gli scozzesi del Celtic. I biancoverdi, assetati di rivincita contro le squadre olandesi dopo la finale perduta l’anno prima contro il Feyenoord, subiscono però la legge di Cruijff e compagni e si devono inchinare 3-0 ad Amsterdam. Il ritorno a Glasgow non riserva brutte sorprese agli uomini di Michels, e le porte delle semifinali sono aperte. Qui ad attendere gli olandesi c’è l’Atletico Madrid: in Spagna la squadra di Michels subisce la veemenza dell’Atletico limitando comunque il passivo (0-1). In Olanda un gol di Keizer mette in pari i conti, ma fino all’ultimo quarto d’ora la qualificazione resta in bilico. In pochi minuti però un diabolico uno-due dell’Ajax firmato da Suurbier e Neeskens chiude il conto.

A Wembley, nell’atto conclusivo, gli uomini di Michels si trovano opposti alla sorpresa di questa edizione, il Panathinaikos allenato da Ferenc Puskas. La partita praticamente non ha storia, è un monologo dell’Ajax con i greci incapaci di innescare il loro bomber Antonis Antoniadis, capocannoniere del torneo con dieci reti.

Gli olandesi incanalano subito la partita sui loro binari preferiti quando, dopo soli cinque minuti, Van Dijk depone la palla in rete alle spalle del portiere greco. I lancieri devono fare a meno di Ruud Krol, un giovane terzino sinistro molto talentuoso affacciatosi in prima squadra durante questa stagione, infortunato e rimpiazzato da Rijnders, che fa il mediano con Neeskens terzino sinistro. D’altronde, gli spostamenti sulla scacchiera non rappresentano un problema per quasi tutti gli uomini del centrocampo e dell’attacco olandese. L’Ajax attacca sulle fasce con gli inesauribili Suurbier e Neeskens e spinge al centro grazie alla regia di Muhren, mentre Cruijff, seppur in ombra, tiene sempre in allerta la difesa greca. A tre minuti dalla fine è Arie Haan a mettere il sigillo alla partita. Johan Neeskens è stato probabil­mente il prototipo del giocatore uni­versale: terzino, mediano, attac­cante, la sua straordinaria duttilità gli permetteva di adattarsi a qual­siasi ruolo. Fenomenale per ardore agoni­stico, tecnicamente abile, Nee­skens possedeva una impressio­nante progressione e tiro potente e preciso. Assieme a Cruijff fu uomo chiave dell’Ajax, con cui vinse 2 ti­toli nazionali, 2 Coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Supercoppe euro­pee, e della Nazionale olandese due volte vicecampione del mondo, nel 1974 e nel 1978.

La favola Cagliari  rappresenta l’Italia in questa edizione della Coppa dei Campioni. Il debutto europeo vede i sardi opposti al Saint Etienne: una doppietta di Riva e un gol di Nené mettono già in ghiaccio la qualificazione dopo l’andata rendendo indolore la sconfitta oltralpe. Negli ottavi di finale il Cagliari è ac­coppiato all’Atletico Madrid con andata in Sardegna. Gli uomini di Scopigno si portano in vantag­gio 2-0 nel primo tempo con Ri­va e Gori, ma nella ripresa Luis spegne l’entusiasmo dei tifosi sardi e rimette in gioco la quali­ficazione. Qualificazione che il Cagliari si gioca però a Vienna il 31 ottobre 1970, quando in un in­contro fra Austria e Italia un du­rissimo intervento del mastino Hof procura a Gigi Riva la frat­tura del perone con distacco dei legamenti della caviglia destra, che lo terrà lontano dai campi per quasi cinque mesi. Senza il loro uomo più rappresentativo i sardi arrivano a Madrid demora­lizzati e si arrendono alla triplet­ta di Luis che li estromette dalla competizione.

Marco Patruno

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