L’uomo dello scudetto

Lutto nel mondo del calcio. Si è spento all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia, Gigi Radice. Una carriera legata ai colori del Milan e a quelli del Torino, prima da giocatore e poi da tecnico. Con la maglia rossonera vinse tre scudetti a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, prima dello storico trionfo nella Coppa dei Campioni del 1963, la prima conquistata da un club italiano. I successi in panchina, invece, furono a forti e intense tinte granata, fu lui a guidare il Torino alla conquista del campionato 1975-76. Il calcio olandese del Torino campione d’Italia del 1976 è ancora oggi ricordato come uno dei modelli massimi di gioco espressi da una squadra italiana.

Quella squadra era fatta di grandi giocatori: Ciccio Graziani, Paolo Pulici, Claudio Sala, Luciano Castellini, Eraldo Pecci, Renato Zaccarelli. Ma grande era anche e soprattutto il modo in cui Radice riusciva a farli convivere e coesistere. In un calcio italiano in cui la parola pressing era ancora un’illustre sconosciuta, quel Torino praticava il pressing senza dirlo e senza pubblicizzarlo.

Un romantico e un innovatore. Dicevano avesse gli occhi di ghiaccio, sembrava capace di fulminare i suoi giocatori con lo sguardo. Ma la realtà era completamente differente: con i giocatori riusciva a instaurare un rapporto totalizzante. Chiedeva molto ma sapeva anche come ottenere. Il gruppo era fondamentale nella sua idea di calcio e i giocatori erano pronti a tutto per seguirlo.

La magia dell’impossibile che diventa prima possibile e poi addirittura realtà. La scalata verso un sogno che si conclude nella primavera del 1976 al Comunale di Torino dove i granata, pareggiando per uno a uno con il Cesena, vincono il loro primo scudetto del dopo Superga. Portato in trionfo sulle spalle di Pecci, Pulici e Graziani c’era lui.

Lo andavano a trovare spesso i suoi ragazzi dello scudetto. Pecci, Pulici, Zaccarelli, i due Sala in particolare. Uscivano dalla sua casa di Monza con le lacrime agli occhi. Radice non li aveva riconosciuti anche se con la maglia granata erano stati tutti suoi figli.

Inventò e disegnò il calcio spettacolo a tutto campo anche se la paternità di quel modulo venne poi attribuita ad altri. Ma forse era proprio così perché quello non era un modulo, ma molto più semplicemente un sogno declinato con il calcio per la gioia della gente. Un sogno che ora lo ha inghiottito per sempre.

Marco Patruno

Potrebbero interessarti
LEGGI

Dopo la Super Fuga

Come dicevo ieri, tifo Toro. Da molti anni per noi granata le soddisfazioni non vengono dalle deludenti prestazioni…
LEGGI
LEGGI

La nona volta del Real

Nona Champions League per il Real Madrid di Vicente Del Bosque che nella stagione 2001-2002 conquista la 47esima edizione…
LEGGI
LEGGI

La finale del millennio

L’ultima Coppa del secondo millennio finisce nella bacheca dell’Old Trafford al termine di una stagione che ha visto il…
LEGGI
LEGGI

Dopo 25 anni rivince il Bayern

Dopo 25 anni Il Bayern di Monaco torna al successo nella Champions League 2000-2001 superando ai calci di rigore…
LEGGI
LEGGI

Otto volte Real

L’allargamento della Champions League, che permette alle prime nazioni del ranking Uefa di iscrivervi anche quattro squadre, determina…
LEGGI
LEGGI

Sei volte Milan

La Champions 2002-2003, per il Milan, comincia prestissimo, addirittura dai preliminari, eredità della stagione balorda di Terim prima e…
LEGGI