La prima volta del Barcellona

Finalmente anche il Barcellona iscrive il suo nome nell’albo d’oro della più importante competizione europea per club. Il popolo catalano può festeggiare il trionfo dei propri beniamini. Lo storico stadio di Wembley è il teatro dell’impresa degli uomini di Cruijff che sconfiggono al termine di 120 vibranti minuti la cenerentola Sampdoria. Questa edizione, la numero 37, segna il ritorno degli inglesi e passa alle cronache anche per il primo esperimento dell’Uefa in direzione Champions League. Dopo gli ottavi di finale infatti le squadre vengono divise in due gruppi da quattro ciascuno dai quali usciranno le due finaliste.

Il cammino dei futuri campioni inizia contro l’Hansa Rostock, ultima squadra della Germania Est a partecipare alla competizione prima della definitiva unione tedesca, facilmente superata dopo il perentorio 3-0 del Camp Nou. Il secondo turno nasconde numerose insidie. Al Barca tocca in sorte il Kaiserslautern campione di Germania. Dopo il 2-0 in terra catalana firmato da Beguiristain, la qualificazione sembra già in ghiaccio, ma in Germania il Barcellona rischia il clamoroso rovescio, finendo sotto 3-0, prima del gol all’ultimo minuto dell’opportunista Bakero. Il sorteggio sistema i catalani nel girone con Dinamo Kiev, Benfica e Sparta Praga.

Dopo le partite di andata il Barcellona sembra il padrone del suo gruppo e con ancora tre match da giocare il biglietto per Wembley pare già staccato. La vittoria interna sulla Dinamo Kiev per 3-0 rinforza ancor di più la posizione del Barca per il viaggio a Londra, che torna però in discussione dopo il penultimo turno, a causa di un’inopinata sconfina a Praga. La vittoria interna contro il Benfica determinata da un devastante uno-due nei primi venti minuti è il passaporto per Wembley.

In finale contro gli “azulgrana” allenati dal grande Johan Cruijff si batte la Sampdoria di Vujadin Boskov, già sconfitta a Berna tre anni prima nella finale di Coppa delle Coppe, che può contare sui gemelli del gol Vialli e Mancini. A differenza di quella precedente, questa finale si rivela spettacolare e emozionante. Il Barcellona mantiene il pallino del gioco, la Samp agisce in contropiede e si affida a lanci lunghi che colgono più volte impreparata la retroguardia catalana, salvata dai clamorosi errori di un Vialli irriconoscibile, giunto alla sua ultima recita in maglia blucerchiata prima di approdare alla corte della Juventus. Le occasioni sono molteplici da entrambe le parti, ma il risultato non si sblocca anche per merito del portiere Pagliuca, in forma strepitosa. Ai supplementari Boskov sostituisce Vialli, fuori partita e molto provato fisicamente, con Buso.

Il Barca cambia passo e a nove minuti dal termine usufruisce di un calcio di punizione a circa venticinque metri da Pagliuca. Sulla palla ci sono Koeman, Stoichkov e Bakero; l’olandese fa esplodere un missile di inaudita potenza che trova un pertugio nella barriera e si insacca alla destra di Pagliuca dando inizio alla festa catalana. Al termine della partita i giocatori del Barca svestono la maglia arancione con cui hanno affrontato l’incontro per indossare la classica uniforme “azulgrana” con la quale preferiscono immortalare lo storico trionfo.

Ronald Koeman, oltre ad avverare il sogno proibito del Barcellona, entra nella storia per essere il primo giocatore, insieme a Belodedici (o Belodedic, nella versione jugoslava), ad aver vinto la Coppa Campioni con due maglie diverse. Libero dotato di un destro al fulmicotone, ma soprattutto regista arretrato abile nell’impostare l’azione e nell’uscire dalla difesa palla al piede, Koeman inizia la carriera nel Groningen debuttando in A nel 1980 a diciassette anni. Nell’83 passa all’Ajax con cui vince un titolo nazionale e una coppa di Olanda e nello stesso anno debutta in Nazionale con cui giocherà 78 partite vincendo un campionato d’Europa. Nel 1986 passa al Psv Eindhoven e conquista Coppa dei Campioni, tre titoli e due coppe nazionali.

L’isola felice del calcio italiano si è finalmente issata in vetta al campionato, forte di un gruppo formidabile e unito anche fuori dal rettangolo di gioco. Vialli e Mancini sono i due fiori all’occhiello, ma Mannini, Vierchowod, Lombardo, Dossena e Cerezo formano un cast di supporto di tutto rispetto. A guidare adeguatamente la squadra pensano Vujadin Boskov, grande e navigato allenatore, e il presidente-papà Paolo Mantovani, creatore del miracolo doriano. La Coppa dei Campioni è la nuova grande sfida a cui il gruppo consapevolmente sacrifica il possibile bis in campionato.

I primi due turni sono agevoli e proiettano la Samp nei gironi di semifinale dove avrà come avversari Stella Rossa, Anderlecht e Panathinaikos. Il primo incontro si disputa a Marassi contro la Stella Rossa detentrice del trofeo. È una grande serata per i blucerchiati con la premiata ditta Vialli-Mancini sugli scudi. Nel primo tempo Vialli dalla destra crossa un pallone che Mancini è lesto a deporre alle spalle del portiere slavo. Nella ripresa Mancini ricambia il favore e disegna un millimetrico lancio di cinquanta metri che incontra Vialli scattato in profondità; il centravanti controlla il pallone e con un diagonale di sinistro timbra il 2-0 finale per l’entusiasmo della folla blucerchiata. Sotto un’insolita nevicata i doriani, privi di Mancini, strappano poi un prezioso pari a reti bianche ad Atene contro il Panathinaikos, prima del letargo invernale della Coppa. A primavera riprendono le ostilità e la Samp si complica clamorosamente la vita perdendo una partita incredibile a Bruxelles contro l’Anderlecht. Due volte in vantaggio grazie a un Vialli scatenato, gli uomini di Boskov si fanno rimontare e capitolano al novantesimo.

Nel ritorno a Genova la Samp rimette le cose a posto imponendosi 2-0 e proiettandosi verso la sfida decisiva con la Stella Rossa, capofila del girone. I doriani si giocano la qualificazione a Sofia poiché gli slavi sono costretti in campo neutro per via della guerra civile. Nonostante una partenza a handicap, infortunio a Cerezo dopo 10 minuti e punizione gol di Sinisa Mihajlovic, la Samp gioca alla grande, sorretta da un Mancini da Pallone d’Oro. Finisce 3-1 e il pareggio di Marassi contro il Panathinaikos vale l’accesso alla finale di Wembley.

A Londra purtroppo le cose non vanno come sperano i ragazzi di Boskov, clamorosamente “traditi” da Vialli, che incappa in una serata no, forse distratto dalla trattativa boom con la Juventus e poco aiutato da Mancini, sottotono. Pagliuca è un baluardo insuperabile, ma per la Samp è molto dura. I gregari si impegnano alla morte, ma sono i primi violini a steccare. Nei supplementari arriva la beffa: la terrificante botta di Ronald Koeman su punizione che buca Pagliuca pone fine al ciclo di quella splendida Samp, che nel giro di pochi anni perderà tutti i suoi pezzi più pregiati, a cominciare da Vialli, Cerezo, Pari e Boskov, che lasceranno la compagnia dopo la finale.

Marco Patruno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbero interessarti
LEGGI

Storie Mondiali, Italia 1934

Anche il regime fascista intuisce la potenzialità propagandistica del calcio. Il football è ormai diventato un vero e…
LEGGI
LEGGI

Storie mondiali, Spagna 1982

L’edizione spagnola parte con la novità dell’allargamento del numero delle finaliste, da 16 a 24. La FIFA non…
LEGGI
LEGGI

Non sempre si può vincere

Il problema è sempre lo stesso: imbattibili o quasi in Italia, balbettanti in Europa. Solo chi osserva con…
LEGGI