La prima coppa dello Special One

L’edizione della Champions League 2003-04 fu la quarantanovesima nella storia della massima competizione europea di club e vide i portoghesi del Porto di Josè Mourinho conquistare il secondo titolo nella propria storia, dopo il successo nel 1987, nella finalissima contro il Monaco di Dechamps. Fu proprio nell’edizione 2003-04  che la UEFA introdusse un cambiamento nella formula del torneo sostituendo la seconda fase a gironi con gli ottavi di finale a eliminazione diretta con gare di andata e ritorno. Nella prima fase a gironi riuscirono a conquistare l’accesso alla fase a eliminazione diretta Juventus, Bayern Monaco, Milan, Arsenal, Stoccarda, Manchester United, Real Madrid, Porto, Monaco, Chelsea, Sparta Praga, Real Sociedad, Deportivo, Celta Vigo e Lokomotiv Mosca.

Agli ottavi di finale il Porto eliminò a sorpresa il Manchester United, mentre la Juventus fu eliminata a sorpresa dal Deportivo. Andò meglio al Milan che eliminò lo Sparta Praga abbastanza agevolmente 0-0 e 1-4.
Nei quarti il Porto continuò a stupire eliminando il Lione, e il Milan venne clamorosamente eliminato dal Deportivo perdendo al ritorno 4 a 0 dopo che all’andata a San Siro i rossoneri avevano vinto per 4-1. Il Monaco riuscì a eliminare il Real Madrid in virtù dei gol segnati fuoricasa 4-2 e 1-3. In semifinale il Porto ebbe la meglio sul sorprendente Deportivo (0-0, 1-0) e il Monaco di Didier Deschamps riuscì a sua volta a qualificarsi a sorpresa per la finale eliminando il Chelsea.

Difficile, alla vigilia, fare un pronostico perché entrambe le squadre hanno motivi più che validi per pensare di poter sollevare l’ambito trofeo: il Porto è certamente una squadra molto solida, a cui Mourinho ha dato un equilibrio eccezionale e soprattutto in mezzo al campo dispone di alcuni giocatori molto tecnici, Deco e Maniche su tutti, in grado di rompere gli equilibri in qualsiasi istante. Il Monaco, oltre a Fernando Morientes, capocannoniere della competizione, può fare affidamento sulle giocate imprevedibili di Ludovic Giuly e sulla forza fisica del suo esterno basso di sinistra, Patrice Evra.

La partita ha un ritmo piuttosto compassato e non è particolarmente spettacolare, ma l’equilibrio iniziale si incrina al minuto 23, quando Deschamps perde a causa di un infortunio Ludovic Giuly, uno di quelli in grado di fare la differenza. Al suo posto entra Dado Prso, attaccante croato con caratteristiche estremamente diverse dal folletto francese. Il Porto gioca la sua solita partita molto accorta difensivamente, con perfetta copertura di ogni spazio sul terreno di gioco, in attesa che qualcuno in mezzo al campo o davanti inventi la giocata buona, cosa che in effetti accade a 5 minuti dalla fine del primo tempo. È l’attaccante brasiliano Carlos Alberto a scaricare il destro vincente alle spalle di Roma, dopo aver approfittato di una corta respinta di un difensore avversario. La partita va al riposo ed il secondo tempo si incanala esattamente nei binari voluti da José Mourinho. Il Monaco è costretto ad attaccare e lo fa in maniera abbastanza confusionaria, senza rendersi particolarmente pericoloso ma sguarnendo ampi spazi che risulteranno fatali, come al minuto 71. A dare il via alla ripartenza è Deco che allarga sulla sinistra per Alenichev, che gli restituisce il pallone in area solo da spingere dentro. Un gioco da ragazzi per uno come lui, che infatti non sbaglia e fa 2-0.

Passano 5 minuti ed è lo stesso Alenichev a fissare il risultato sul definitivo 3-0, sfruttando le infinite praterie concesse dagli avversari. E’ il punto esclamativo su un’impresa storica, la seconda Champions League nella storia del Porto e la prima conquistata da José Mourinho, degno coronamento di 3 anni di successi. È appena nato lo Special One.

Marco Patruno

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