Il tris del Liverpool

Il dominio britannico in Coppa dei Campioni continua nella stagione 1980-1981, nonostante i ripetuti i fallimenti della Nazionale inglese nelle maggiori competizioni internazionali. Il Liverpool centra il suo tris raggiungendo nell’albo d’oro della competizione l’Ajax e il Bayern Monaco. I campioni uscenti del Nottingham Forest salutano la compagnia già al primo turno quando il Cska Sofia, dopo aver vinto l’andata in Bulgaria, va ad espugnare clamorosamente anche il City Ground .

Il cammino del Liverpool è abbordabile, al primo turno i finlandesi dell’OPS sono travolti da una goleada,11-2 il risultato complessivo, mentre nel secondo turno a non essere risparmiato è l’Aberdeen di Alex Ferguson. Nei quarti di finale il Cska Sofia, affossatore del Nottingham, non preoccupa più di tanto i Reds, che sbrigano la faccenda già nella gara di andata a Anfield con un perentorio 5-1.

Le ultime quattro squadre rimaste in gara sono il Liverpool, il Real Madrid, l’Inter e il Bayern Monaco: tra loro mettono insieme 13 Coppe dei Campioni vinte. Alla squadra di Paisley tocca in sorte il Bayern, con andata ad Anfield. Nonostante la continua pressione del Liverpool, i bavaresi si difendono bene, non rinunciando a qualche contropiede, e tornano in Germania con uno 0-0 molto positivo.  Nel ritorno un Liverpool molto rimaneggiato gioca una grande partita a Monaco, lascia sfogare i bavaresi e nel finale, quando questi rifiatano, va in vantaggio con Ray Kennedy a sette minuti dalla chiusura. Il gol di Rummenigge all’ultimo minuto è solo una magra consolazione per i tedeschi , che non riescono a tornare in finale.

Dall’altro confronto è uscito vincitore il Real Madrid che torna così al grande ballo dopo quindici anni. Si gioca al Parco dei Principi, già teatro della finale del 1975, quella degli incidenti fra i tifosi del Leeds e la polizia francese. La partita è dominata dalla paura di perdere di entrambe le squadre e così il gioco ristagna a centrocampo dove si erge un Graeme Souness in grande forma, che con il giovane motorino Sammy Lee vince il duello con Stielike e Juanito. Bisogna aspettare fino all’82’ per vedere un gol: lo realizza Alan Kennedy, terzino sinistro del Liverpool, con una veemente percussione da sinistra, favorita da uno svarione di Cortes, e preciso tiro da posizione angolata che si infila alle spalle del portiere Augustin. Il Real non trova più le forze per reagire, il Liverpool è di nuovo campione d’Europa e Bob Paisley diventa l’unico allenatore ad aver vinto tre Coppe dei Campioni.

Arrivano dall’”odiata” Scozia due degli uomini chiave del Liverpool campione d’Europa: oltre a Dalglish, c’è anche Greame Souness, il regista dei Reds, l’uomo che detta i tempi, che interrompe le manovre avversarie e rilancia l’azione dei compagni. Prelevato nel gennaio del 1978 dal Middlesbrough, Souness impiegò pochissimo ad ambientarsi, vincendo pochi mesi dopo il suo arrivo la Coppa dei Campioni. Quello ottenuto contro il Real è il suo secondo successo europeo; diventeranno tre nel 1984, e si andranno ad aggiungere ai 5 campionati inglesi e alle 4 Coppe di Lega che conquista nei sei anni e mezzo di militanza al Liverpool.

A otto anni e mezzo dalla finale del 1972 persa a Rotterdam contro l’Ajax, l’Inter torna in Coppa dei Campioni. In Italia sono state riaperte le frontiere, i nerazzurri puntano sul nazionale austriaco Herbert Prohaska, gran geometra del centrocampo. Il debutto contro l’Universitatea Craiova porta alla ribalta “Spillo” Altobelli, autore di una doppietta. Anche il Nantes deve fare i conti con un Altobelli in grande spolvero, autore di un’altra doppietta.

Nei quarti all’Inter tocca in sorte la Stella Rossa, squadra temibilissima soprattutto tra le mura amiche. A Milano segna Caso sul finire del primo tempo, ma a un quarto d’ora dal termine il pareggio di Repcic complica la situazione. Al “Maracanà” di Belgrado l’Inter non si fa intimorire dal calore eccezionale del pubblico e strappa la qualificazione con un gol in contropiede di Muraro al 13′, cui fa seguito una stoica resistenza davanti a Bordon per il resto dell’incontro. Dal mazzo delle semifinaliste i nerazzurri pescano il Real allenato da Vujadin Boskov.

Al Bernabeu, senza Beccalossi, Bersellini imposta una partita di esclusivo contenimento, attirando molte critiche per la marcatura di Santillana affidata a Mozzini, in difficoltà per tutto l’incontro. L’Inter ha tre limpide possibilità in contropiede che faranno crescere i rimpianti per una partita che affrontata con altro spirito avrebbe potuto dare un risultato positivo. Invece un’incertezza di Bordon permette a Santillana di portare in vantaggio le “merengues”, che raddoppiano in apertura di ripresa con il velocissimo Juanito.

A San Siro Prohaska dopo due minuti centra il palo con un gran colpo di testa, lasciando intuire ai tifosi che sarà una serata difficile. L’Inter attacca ma il Real è ben disposto in campo, anche se non riesce a pungere in attacco, anche per via della grande partita del giovane Bergomi, 17 anni, che non fa toccare palla a Juanito. Un gol di Bini in azione personale riaccende le speranze all’inizio del secondo tempo, i nerazzurri continuano ad attaccare ma senza profitto. Alla fine escono a testa alta dalla manifestazione, con il rammarico delle occasioni sprecate all’andata.

Marco Patruno

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