Il ritorno del Real Madrid

Il Real Madrid torna in vetta nella stagione 1965-1966. I dominatori del primo lustro della Coppa dei Campioni, allenati da Miguel Munoz, sono una squadra completamente diversa da quella che aveva mietuto successi in tutta Europa. Attorno alle chiocce Gento e Pachin, Munoz ha costruito una squadra ricca di giovani emergenti come Pirri, Amando, Zoco, Serena, Velazquez e Sanchis. Superati agevolmente i primi due turni, con gli ultimi acuti di Puskas a fine carriera, che lascerà spazio ai giovani compagni nel corso della stagione, nei quarti il Real trova un Anderlecht in continua ascesa.

A Bruxelles decide una rete di Van Himst e il Real deve dare il massimo al Chamartin per passare il turno: 4-2 per le “merengues”. Sempre nei quarti va segnalata l’impresa del Manchester United che elimina il Benfica: gli inglesi vincono un’autentica battaglia all’ “Old Trafford” con un 3-2 che non li rende assolutamente tranquilli in vista del ritorno a Lisbona. Ma in Portogallo il grande George Best dà spettacolo e trascina lo United ad una vittoria sonante: 5-1. La prima sconfitta interna del Benfica in 17 gare di Coppa.  Un po’ a sorpresa però la squadra di Busby, complice l’assenza di Best, viene eliminata in semifinale dal Partizan Belgrado, che diventa così la prima squadra dell’Est ad accedere alla finale di Coppa campioni. Il Real in semifinale incontra l’Inter, lanciata verso il tris. Questa volta però è proprio Herrera ad aprire la strada agli avversari, con suicide scelte tattiche. I “blancos” vincono con Pirri all’andata e nel ritorno basta loro un gol di Amancio per eliminare l’avversario più forte del lotto.  La finale si gioca a Bruxelles e la favola del Partizan continua fino a venti minuti dalla fine: dopo un primo tempo equilibrato, gli slavi vanno in vantaggio con Vasovic a inizio ripresa. Il Real non riesce a produrre alcuna reazione, ma una prodezza di Amancio al 70′ gira le sorti del match. Sei minuti dopo un bolide da trenta metri di Serena, un’ altra delle giovani leve madridiste, sorprende il portiere jugoslavo regalando il sesto trionfo al Real Madrid.

Francisco Gento è l’unico giocatore nella storia ad aver vinto sei Coppe dei Campioni. Saranno sicuramente esistiti giocatori dalla miglior tecnica individuale, dalla maggior forza fisica o più carismatici, ma pochi avevano la velocità di Gento e il suo cuore. Era arrivato al Real nel 1953 e ha in tal modo vissuto l’epoca più bella della “Casa bianca”, mettendo insieme un palmarés ricchissimo che lo rende lo spagnolo più vincente di sempre: 12 titoli nazionali, 6 coppe dei Campioni, 2 Coppe di Spagna e 1 Coppa Intercontinentale. Per via della sua incontenibile velocità era detto la “Galerna del Cantàbrico”, dal nome del vento della sua terra. Considerato per molto tempo la migliore ala sinistra del mondo, Gento si è ritirato nel 1972, alle soglie dei 40 anni, dopo aver disputato 428 incontri in Liga.   Lo squadrone di Helenio Herrera dà l’assalto, più agguerrito che mai, alla terza Coppa dei Campioni consecutiva. E qui si consuma una beffa atroce, perché non c’è dubbio che l’Inter è ancora la Grande Inter ed è nettamente superiore ai “nuovi” madridisti, che gli si parano di fronte in semifinale. Qualcuno sostiene che il “Mago” soffra di un complesso Real, sin dai tempi del Barcellona.

Sia come sia, contro i “bianchi” snatura la sua Inter. All’andata esclude Domenghini, aggiunge il difensore Landini e avanza il mediano Bedin sulla trequarti, arroccando i suoi in una pura interpretazione difensiva. Quando Pirri lo castiga, mancano i mezzi per rimediare. A San Siro sguinzaglia i suoi in un assalto a pieno organico che sguarnisce la difesa, puntualmente colpita da Amando. In avanti Mazzola non ha l’appoggio di Domenghini, nuovamente escluso e il pari di Facchetti non basta.

Marco Patruno

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