Il ritorno del diavolo

L’edizione 1993/94  della Champions League inizia con il caso Marsiglia. I campioni uscenti non prendono parte alla manifestazione in quanto squalificati dalle competizioni europee per lo scandalo della partita con il Valenciennes nel campionato francese della stagione precedente. Il 20 maggio 1993, sei giorni prima della finale con il Milan, è in programma appunto l’incontro fra il Valenciennes, a un passo dalla retrocessione, e il Marsiglia, vicinissimo al quinto scudetto consecutivo. Alla vigilia avviene il fattaccio: emissari dell’OM si mettono in contatto con un giocatore avversario offrendogli una discreta somma di denaro per “non impegnarsi troppo” nella partita del giorno dopo. Il match finisce 1-0 per il Marsiglia ma poco dopo il giocatore corrotto, Robert, si pente e vuota il sacco. Seguono inchieste, arresti, interrogazioni e infine la decisione dell’Uefa di escludere il Marsiglia dalle manifestazioni internazionali. Dal lotto delle partecipanti il Milan e il Barcellona emergono come le squadre più attrezzate per la vittoria finale.

A partire da questa edizione, la formula dei gironi di Champions League subisce una nuova modifica: i due gruppi, sempre di quattro squadre ciascuno, qualificheranno le prime due classificate alla semifinale secca incrociata, in casa delle due vincenti dei gironi. Il Milan si presenta al via senza alcuni pezzi pregiati come Gullit e Rijkaard, quest’ultimo sostituito da Marcel Desailly, stopper trasformato in centrocampista con geniale intuizione. I primi due turni sono ancora una volta una formalità e i rossoneri approdano facilmente ai gironi di Champions League. Nel raggruppamento dei quarti di finale il Milan evita il Barcellona, l’avversario più temibile, e si ritrova con Anderlecht, Werder Brema e Porto.

La prima sfida va in scena a Bruxelles sotto una fitta nevicata e su un campo imbiancato. Il Milan sbaglia la sciolina e non va oltre lo 0-0, gettando alle ortiche alcune occasioni per intascare l’intera posta. La sfida con il Porto viene anticipata per permettere ai rossoneri di preparare la sfida valevole per la Coppa Intercontinentale contro il San Paolo, ereditata per la squalifica del Marsiglia. Gli uomini di Capello ottengono la prima vittoria in questa Champions League con un netto 3-0 che mette finalmente in evidenza Dejan Savicevic. Dopo la pausa invernale, a primavera torna la Coppa e il Milan supera anche il Werder Brema grazie a uno svarione di Neubarth, ex centravanti riciclatosi libero per il finale di carriera, che spalanca la strada del gol-vittoria a Savicevic. In precedenza un altrettanto grossolano errore di Rossi aveva permesso a Basler di pareggiare la rete siglata da Maldini in apertura di ripresa. A Brema, nel ritorno, i rossoneri rischiano la disfatta ma vengono salvati da SuperSeba Rossi, battuto solo dal dischetto e autore di almeno quattro miracoli, e da una rete del “Genio” Savicevic nel finale che riprende i tedeschi andati in fuga a inizio ripresa.

Anche nel gruppo A Barcellona e Monaco sono già qualificati. Nell’ultima giornata al Milan basterà un pareggio a Oporto per disputare la semifinale in casa. I rossoneri non sono brillantissimi, ma se la cavano con l’esperienza. Ancora una volta è la difesa a togliere dagli impacci una squadra in grandi difficoltà offensive. Rossi e Costacurta, in una delle migliori stagioni della loro carriera, sono i simboli della resistenza in terra di Portogallo. Finisce 0-0, missione compiuta e semifinale casalinga contro il Monaco. San Siro è esaurito per questo incontro che può aprire le porte della finale al Milan. Eroe della partita è Marcel Desailly, che prima sblocca il risultato con una zuccata ad altezze siderali e poi sostituisce alla grande l’espulso Costacurta in difesa. Nel momento di maggiore difficoltà psicologica il Milan esce da grande squadra; dopo l’espulsione di Billy arriva anche l’ammonizione di Baresi, costretto anche lui a saltare la finale di Atene. I rossoneri non si abbattono, Capello apporta i necessari correttivi per sopperire all’inferiorità numerica e la squadra va a segno altre due volte.

Ad Atene va in scena la finale annunciata: Milan-Barcellona. Nei giorni che precedono la sfida Cruijff si lascia andare a dichiarazioni piuttosto presuntuose che gli verranno poi rinfacciate a fine match. L’incontro non ha storia: il Milan, con Galli e Maldini centrali difensivi e ancora privo in avanti di Van Basten, domina dall’inizio. Panucci si vede annullare un gol per fuorigioco di Massaro, ma dopo pochi minuti Savicevic pennella da destra un cross che Massaro deve solo spingere in rete. Il Barcellona ha una timida reazione con la temutissima coppia Stoichkov-Romario, ma è troppo poco per impensierire il Milan, che nei minuti di recupero raddoppia ancora con Massaro, protagonista di una stagione straordinaria . A inizio ripresa la festa può cominciare: Savicevic, il migliore in campo, ruba palla a Nadal sulla fascia destra e lascia partire un pallonetto di sinistro che sorprende Zubizarreta. La quarta rete è opera di Desailly, monumentale diga di centrocampo, che batte il portiere “azulgrana” da distanza ravvicinata e mette il punto esclamativo sulla straordinaria impresa del Milan.

Dejan Savicevic era già stato decisivo nella splendida cavalcata della Stella Rossa, vincitrice della Coppa dei Campioni nel 1991. Questa volta il “Genio” bissa quel successo imprimendo il marchio della sua immensa classe sulla fantastica partita del Milan ad Atene contro il Barcellona. La sua rete è di quelle indimenticabili, che solo un asso del pallone può permettersi. Una traiettoria quasi telecomandata, capace di sorprendere un portiere esperto come Zubizarreta. La seconda stagione in rossonera di Savicevic non era iniziata molto bene: dopo aver giocato solo dieci partite l’anno precedente, Dejan sembrava di nuovo destinato ad un ruolo part-time nello schieramento di Capello. Ruolo non particolarmente gradito.
Tra un mugugno e l’altro però Savicevic ha iniziato a sciorinare una serie impressionante di grandi prestazioni che hanno convinto l’allenatore a puntare forte su di lui. Con un Lentini fuori causa per l’incidente stradale e Laudrup presto accantonato, il ruolo che fu di Gullit viene preso dal montenegrino che lungo tutta la stagione si impegna per non far rimpiangere il gigante con le treccine.

Marco Patruno

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