Il Borussia Dortmund vince a sorpresa

La Coppa dei Campioni 1996-1997 torna a parlare tedesco quattordici anni dopo l’Amburgo di Atene 1983. Anche questa volta il vincitore, il Borussia Dortmund, pieno di giocatori ripudiati dal campionato italiano ,Paulo Sousa, Reuter, Riedle, Sammer e Moller, si issa sul trono d’Europa superando la Juventus. Nel girone iniziale il solo l’Atletico Madrid resiste ai tedeschi. Con il filotto nelle prime tre partite, compresa la fondamentale vittoria al Vicente Calderón, gli uomini di Hitzfeld mettono un’ipoteca sul passaggio del turno, ma gli spagnoli restituiscono il favore battendo a domicilio Sammer e compagni e rimettono in bilico il primo posto nel girone, che infatti alla fine arride agli iberici per migliore differenza reti.

Nei quarti il Borussia se la vede con l’Auxerre. Nell’andata al caldissimo Westfalenstadion di Dortmund i francesi non si rendono mai pericoloso fino alla mezz’ora del secondo tempo, quando Lamouchi approfitta di uno svarione della retroguardia tedesca e infila Klos, dimezzando lo svantaggio, dopo le marcature di Riedle e Schneider. Il gol di Moller nel finale premia gli sforzi del Borussia. In Francia l’Auxerre fa la partita, ma palesa una sterilità offensiva, i francesi vengono puniti nel finale da Ricken con un bolide da 25 metri.

Le semifinali allineano le quattro squadre più forti del continente; al Borussia tocca il Manchester United. I gialloneri, da tempo in emergenza per i numerosi infortuni agli uomini più importanti, si presentano privi di sette titolari. Per lo United l’occasione è ghiotta ma ad affossarlo basta un tiro da fuori area di René Tretschok a un quarto d’ora dalla fine. Per il match dell’Old Trafford il Borussia recupera Kohler, Riedle e Reuter, ma è senza Paulo Sousa, ispiratore dell’impresa di due settimane prima. Il Manchester attacca all’arma bianca, ma il Borussia passa al primo affondo con il giovane Lars Ricken, che batte Schmeichel in contropiede. Lo United intensifica ancor di più gli attacchi, lasciando immense praterie per il contropiede tedesco. Il vecchio Kohler non dà scampo a Cole e a un deludente Cantona, così il Borussia si guadagna la finale.

A Monaco incontra la Juventus che ha eliminato l’Ajax in semifinale con una grande prova di forza e si presenta in Baviera favorita. Lo stadio è diviso a metà fra i sostenitori delle due squadre. Il Borussia schiera quattro ex juventini: Kohler, Paulo Sousa, Moller e Reuter. Ed è proprio l’orgoglio degli ex a fare la differenza. La Juve, con Del Piero in panchina appena recuperato da un grave infortunio, parte bene e recrimina subito per un rigore negato dall’arbitro Puhl per fallo ai danni di Jugovic. Poco dopo Vieri spara sull’esterno della rete e fra il 29′ e il 34′ Riedle stende una retroguardia juventina tutt’altro che impeccabile.

La Juve è stordita anche se sul finire del primo tempo Zidane colpisce un palo e Vieri si vede annullare un gol per fallo di mano. A inizio ripresa entra Del Piero, che dopo nemmeno venti minuti realizza una splendida rete di tacco alla Bettega che riaccende le speranze italiane. Poco dopo ancora “Pinturicchio” viene strattonato in area da Heinrich ma lo scadente arbitro Puhl fa di nuovo finta di niente. Con la Juve sbilanciata in avanti, Moller pesca il giovane Ricken. già decisivo nei quarti e in semifinale, che beffa Peruzzi troppo avanzato con un pallonetto vellutato dai venticinque metri, spegnendo ogni residua velleità dei bianconeri.

È Karl-Heinz Riedle il giustiziere della Juve nella finale di Monaco, l’esecutore materiale della vendetta dei numerosi ex “italiani” del Borussia bocciati dal nostro campionato e ora campioni d’Europa. Inizialmente terza punta dietro Chapuisat e Herrlich, i due titolari, Riedle si è trovato improvvisamente a beneficiare della lunga catena di infortuni che hanno colpito i suoi compagni di squadra per giocare molto più di quello che si aspettava. Avviene la stessa cosa anche per la finale. Il trentaduenne ex laziale, pur reduce anch’egli da un infortunio, scende in campo per le precarie condizioni di Herrlich e si rivela uomo-partita. In cinque minuti mette al tappeto la Juventus grande favorita con due gol da vero centravanti d’area di rigore.

Torniamo indietro. In questa edizione della Champions le squadre italiane sono due. La Juventus tenta il bis, il Milan l’inizio di un nuovo ciclo con in panchina Oscar Tabarez. L’esordio dei rossoneri mette i brividi, a San Siro contro il Porto, il Milan sembra poter facilmente spegnere i lusitani con un buon primo tempo, gol di Simone. Ma nella ripresa arriva il patatrac, entra Jardel che mette a ferro e fuoco la retroguardia rossonera e con una doppietta nell’ultimo quarto d’ora ribalta il risultato. La vittoria in Norvegia con il Rosenborg grazie a un Simone straripante, 3 gol e un assist, è solo un fuoco di paglia. I rossoneri vanificano tutto a Göteborg, dove la difesa va in barca nel finale, ma dove soprattutto si manifestano sempre più mancanza di unità e scarsa fiducia dei giocatori nei confronti del tecnico. La rivincita del Meazza con gli svedesi rimette in corsa un Milan nel quale Tabarez finalmente si affida a Baggio, inspiegabilmente ignorato dopo l’inizio di stagione.

Il pareggio di Oporto mantiene il Milan al secondo posto ma alla vigilia dell’ultimo decisivo incontro Tabarez viene esonerato e sostituito da Arrigo Sacchi, che stecca però l’appuntamento cruciale. Il Rosenborg passa a San Siro di fronte a un Milan sempre più scollato fra i reparti e con una difesa imbarazzante. Baresi e Maldini sembrano le controfigure dei due più forti difensori mondiali nel loro ruolo e proprio da una papera collettiva dei due, coadiuvati da Rossi, Heggem sigla la rete che manda i titoli di coda sulla stagione europea del Milan.

Molto meglio la nuova Juventus. Partiti Vialli, Ravanelli e Paulo Sousa rimpiazzati da Zidane, Boksic, Vieri e Amoruso, esordisce con una prestigiosa vittoria contro il Manchester United, ridimensionato al Delle Alpi da un acuto del croato, che si ripete anche nell’insidiosa trasferta in Turchia contro il Fenerbahce. Il match clou è all’Old Trafford alla penultima giornata dopo che i bianconeri hanno incassato quattro punti nel doppio confronto con il Rapid Vienna. Nonostante le basti un pareggio per concludere al comando il girone, la Juve è la prima squadra italiana ad espugnare l’Old Trafford in una competizione europea. Dopo la vittoria sul Fenerbache, i bianconeri si proiettano nei quarti, dove li aspetta il Rosenborg, affossatore del Milan. Nel gelo di Trondheim la Juve soffre l’aggressività dei norvegesi, che trovano un meritato vantaggio a inizio ripresa quando un rimpallo in mischia nell’area juventina favorisce Soltvedt, che punisce Peruzzi.

La Juve si scuote, non passano che due minuti e su cross di Di Livio Vieri incorna per il pari. A Torino il Rosenborg si rintana in difesa. I bianconeri vanno in vantaggio con Zidane alla mezz’ora: il rinvio del portiere norvegese carambola sullo stinco di Zizou e lemme lemme rotola in rete. Dopo molte palle gol sciupate, Amoruso centra su rigore, al novantesimo, il gol numero 100 della Juve nella partite interne di Coppa Campioni.

In semifinale va in scena la riedizione della finale di Roma con l’Ajax. Ad Amsterdam i bianconeri giocano una delle più belle partite della loro storia europea. La Juventus impone il suo gioco, crea palle gol, segna, mantiene possesso palla, pressa. L’Ajax è impotente di fronte a questa prova di forza. Gli eroi della partita sono Amoruso e Vieri, coppia d’attacco titolare per le assenze di Boksic e Del Piero infortunati. Il primo tempo si chiude su un troppo risicato 2-0, grazie a Nicola Amoruso  al termine di uno scambio con Jugovic, e a Vieri, che raddoppia con un sinistro dal limite. Nella ripresa va in gol Litmanen. A Torino gli uomini di Lippi archiviano la pratica già nel primo tempo 2-0, prima che Zidane salga in cattedra nella ripresa, trascinando i compagni al 4-1 finale.

All’Olympiastadion, però, qualcosa si inceppa nel perfetto meccanismo bianconero. Una beffa crudele per una grande Juve.

Marco Patruno

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