Povera Europa

Povera Europa. A oltre ottanta anni dal manifesto di Ventotene, dove il confinato Altiero Spinelli e i suoi amici avevano immaginato la nascita di una Europa dei popoli libera e democratica, ci ritroviamo tra i piedi un elefantiaco corpaccione di burocrati senza cervello e senza vergogna, ben lieti di lasciare ai parlamenti nazionali tutte le decisioni politiche rilevanti. E come potrebbe essere diversamente, se in tutti i paesi è invalso l’uso di candidare in Europa solo i trombati e le mezze calzette? Lo ha fatto la Germania con l’attuale presidente della commissione Ursula von der Leyen, contestata in patria per i suoi legami troppo stretti con l’industria bellica. Lo ha fatto la Spagna con l’attuale commissario agli affari esteri Josep Borrell, diventato ingombrante per il governo del socialista Sanchez a causa di gaffes e intemperanze assortite. Lo hanno fatto perfino il Belgio con l’attuale presidente del consiglio Charles Michel, a suo tempo dimissionato a forza dall’incarico di primo ministro del paese, e Malta con l’attuale presidente del parlamento Roberta Metsola, un personaggio di secondo piano perfino nel partito nazionalista maltese relegato all’opposizione.

Se questi sono i vertici, immaginate gli altri, i peones, quelli che si aggirano nei lussuosi palazzi di Bruxelles e di Strasburgo alla disperata ricerca di una visibilità pari alla rilevanza politica del ruolo, e cioè vicina allo zero. Tra una votazione e una chiacchierata, una riunione di commissione e una audizione, i più furbi hanno il tempo di fare altro e a volte ci provano gusto. Così accade che decidano di restare da quelle parti anche dopo la scadenza del mandato, come ha fatto l’ex parlamentare Antonio Panzeri addirittura fondando una apposita ong. 

Non è questo il luogo per entrare nel dettaglio delle indagini della magistratura belga su di lui e i suoi amici. Non per una malintesa forma di garantismo, ma perché sono appena agli inizi e potrebbero riservare molte sorprese. Con Panzeri, un vita nel sindacato e nella sinistra, e con la bella socialista greca Eva Kaila, è finito nei pasticci anche Nicolò Figà-Talamanca, segretario di un’altra ong di ben maggiore peso e tradizione, No Peace Without Justice, che è una diretta emanazione del partito radicale transnazionale e ha tra i suoi fondatori Emma Bonino.

Come si dice in questi casi, si vedrà. Ma l’impressione è che tutto si giocherà sulla sottile distinzione tra un atto penalmente rilevante come la corruzione e una attività di lobbying che invece è accettata, codificata e addirittura facilitata. Non dice nulla a nessuno il fatto che tutte le regioni italiane abbiano a Bruxelles uffici di rappresentanza? 

Ogni giorno centinaia di funzionari e di faccendieri entrano in contatto con le istituzioni e gli eletti del parlamento europeo  per presentare i progetti dei loro datori di lavoro con le relative richieste di finanziamento, in una plastica dimostrazione di quel che l’Europa dei popoli immaginata a Ventotene è diventata: una gigantesca macchina per la gestione dei fondi, dove l’unico vero interesse è il denaro. 

Venti anni fa, quando fu introdotto l’euro, si era immaginato che la moneta unica sarebbe stata la premessa per un vero progetto europeo di integrazione politica e sociale. Oggi di quel progetto è rimasto ben poco: un’accozzaglia di 27 paesi incapaci anche soltanto di immaginare un obiettivo comune, consci del fatto di essere vasi di coccio nella crisi globale innescata dalla guerra in Ucraina, semplici esecutori di decisioni prese altrove. I completini giallo-blu della Von der Leyen nascondono un fallimento che rischiamo di pagare molto caro. 

Battista Gardoncini

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