Perché voterò sì.

Il 20 e il 21 settembre  voteremo un referendum costituzionale per confermare la legge che riduce il numero dei parlamentari. Una legge che che è passata alla camera con 553 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, e al senato con 185 voti favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti. Dunque, una maggioranza qualificata alla camera e una larghissima maggioranza al senato, che avrebbero dovuto far considerare superfluo un referendum confermativo. Invece lo faremo perché 71 senatori si sono avvalsi della facoltà di richiederlo prevista dalla legge. Tra questi 71 ce ne sono 13 che dopo aver  votato la legge hanno curiosamente cambiato idea e vorrebbero abrogarla. Stando ai sondaggi la grande maggioranza degli elettori è favorevole alla riforma, e voterà sì. Ma in queste ore si stanno moltiplicando le prese di posizione di associazioni e partitini – quasi tutti espressione del  variegato arcipelago della sinistra – che invitano a votare no perché il taglio dei parlamentari darebbe un colpo mortale alla nostra democrazia. Perfino l’ANPI ha detto la sua, mentre alcuni stimati intellettuali hanno invitato le masse popolari alla mobilitazione,  senza accorgersi che le masse popolari sono già mobilitate, ma nel campo avverso.

Io sono tra i tanti “antidemocratici” che voteranno sì. La riduzione del numero dei parlamentari non mi turba. Passare da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori significa semplicemente che  un deputato rappresenterà circa 150 mila cittadini anziché 100 mila, mentre un senatore ne rappresenterà circa 300 mila anziché 190 mila. La rappresentanza non è una questione di numeri, ma di sostanza, perché dipende dalla qualità degli eletti e dalla consapevolezza degli elettori. Merci rare da una parte e dall’altra, come dimostrano le cronache degli ultimi anni, e anche la recente vicenda dei politici che hanno avuto il coraggio di chiedere i 600 euro di contributi destinati  ai lavoratori autonomi in difficoltà per il Covid. 

Una piccola storia squallida, che ha sfiorato il grottesco con le fantasiose giustificazioni dei personaggi colti con le mani nel sacco. Ma personalmente ho trovato ancora più squallido il tentativo di leggere in chiave politica la denuncia dell’INPS che ha dato inizio alla vicenda. Secondo alcuni dietrologi del no, infatti, tutto sarebbe nato dalla volontà dell’istituto di previdenza, retto dall’economista di area Cinque Stelle Pasquale Tridico, di minare la credibilità dei partiti per influenzare l’esito referendario. Ebbene, vorrei far notare a questi fini pensatori che mai esito di referendum fu più scontato di questo, se non altro perché non è previsto il quorum. Per vincere i sostenitori del sì non devono fare praticamente nulla, perché a minare la credibilità dei partiti ci hanno pensato i partiti stessi, e non da ieri.

Qualcuno dirà che questo è un discorso populista. A me non pare. Semplicemente penso che una sinistra degna di questo nome, anziché battersi per l’ennesima causa persa, dovrebbe concentrare la sua attenzione sulle conseguenze della nuova legge, che tra l’altro imporrà di ridisegnare i collegi elettorali: una questione soltanto apparentemente tecnica, che in passato ha consentito molte manipolazioni di parte. Il referendum dovrebbe anche dare una spinta decisiva alla  modifica in senso compiutamente proporzionale della legge elettorale, e mettere fine alla elezione dei senatori su basi regionale, una anomalia che nel corso degli anni ha minato la stabilità di tutti i governi. Inoltre potrebbe favorire altre riforme di un certo peso, come l’estensione del diritto di voto per il senato anche ai diciottenni, e la modifica della costituzione nella parte che riguarda la platea per l’elezione del presidente della repubblica, che oggi comprende tre delegati per ogni regione, senza distinguere tra quelle grandi e quelle piccole. 

Dire no sempre e comunque può essere rassicurante per chi da troppo tempo è in crisi di identità e di idee, ma non porta da nessuna parte.

Battista Gardoncini

2 comments
  1. Ciao Gardo,
    Non posso che essere d’accordo con te RIGUARDo al voto sul referendum. Quello che mi fa specie è che, come al solito, la sinistra (mi si accapona la pelle al pensiero che in Italia CI sia ancora una sinistra) Sia in disaccordo su come votare (difficile scollare le poltrone dal deretano).

  2. Dovrebbe, potrebbe… troppi condizionali; finiremo con meno rappresentanti (Non e’ detto piu’ qualificati) e, per come funziona il nostro parlamento, avrei poca speranza nel cambiamento della legge elettorale con annessi e connessi.
    Per questo, per quanto valga, votero’ no

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