Nuove idee per l’Europa, in fretta

Il Corriere della Sera è in lutto. Giorgia Meloni è stata snobbata dai leader europei che si sono riuniti in sua assenza per decidere i futuri assetti del continente. Molti in Europa continuano a considerarla una fascista non pentita, e non credono alla favoletta della sincera democratica che avrebbe l’unica colpa di essersi incautamente circondata di qualche nostalgico del regime. Insomma, a differenza del più importante giornale italiano, continuano a pensare che i saluti romani e i busti di Mussolini non siano solo folklore.

Così, il Corriere ha dovuto prendere atto che in sede di consiglio europeo la povera Meloni è stata isolata, e che tutti gli sforzi profusi per dimostrare il suo europeismo e la sua affidabilità atlantica non le sono serviti a niente. “Il nostro presidente del consiglio — si lamenta il giornale — non è stato trattato con il dovuto rispetto”. Ma riconosce, citando non meglio precisate fonti europee di alto livello, che in futuro “se Meloni vorrà contare qualcosa dovrà dire da che parte sta”. 

Che indelicatezza, che mancanza di buon gusto. In un paese normale dovrebbe essere ovvio che un politico dica da che parte sta. Ma in Italia le domande scomode danno fastidio, e a volte risultano indigeste. Dunque, meglio non farle, e parlare dei panzerotti che la nostra premier ha offerto con italica fierezza agli ospiti del G7, come ci informa con dovizia di particolari un altro articolo dello stesso Corriere.

Tornando alle cose serie, nessuno al momento è in grado di prevedere che cosa accadrà in Europa. Sulla carta la maggioranza parlamentare uscente, composta da cattolici, socialisti e liberali, è ancora tale, ma deve fare i conti con l’avanzata delle destre e la crescente impopolarità di Ursula von der Leyen. In molti hanno ritenuto eccessivi i completini gialli e blu in stile ucraino della signora, e i franchi tiratori potrebbero complicare la sua rielezione.  A quel punto Giorgia potrebbe rientrare in gioco gettando sul piatto i suoi voti. 

Il problema, però,  non riguarda soltanto le stucchevoli schermaglie tra von der Leyen e Meloni, che ormai da mesi discretamente si corteggiano. Il problema è di tutti noi, perché, anche se a volte preferiamo dimenticarcene, viviamo in un mondo sull’orlo dell’abisso, dove alcuni combattono, altri minacciano di farlo, e c’è qualche pazzo che  prende seriamente in considerazione l’uso delle armi nucleari.  Un mondo dove le risorse scarseggiano, il clima cambia, e i vecchi equilibri geopolitici – simboleggiati dalla grottesca sfida per la presidenza degli Stati Uniti tra un demente e un malfattore – non reggono più.

In questo quadro l’Europa uscita dal voto appare davvero “vecchia” e priva di una visione strategica comune. Il  parlamento che abbiamo appena eletto conta notoriamente molto poco. Tutte le decisioni di peso, infatti, dipendono dai  governi nazionali. Sono loro che nominano i membri della commissione europea. Sono i loro leader che siedono nel consiglio europeo,  e non è un mistero che tra loro ve ne siano alcuni, come la Francia e la Germania, che contano più degli altri. Ma il voto ha avuto proprio su questi  governi l’effetto di un terremoto. In Francia gli elettori hanno spazzato via il partito del presidente Macron, che ha deciso di giocarsi il tutto per tutto indicendo nuove elezioni. In Germania il cancelliere Scholz, alla guida di una coalizione di socialdemocratici, verdi e liberali, è stato azzoppato dal clamoroso risultato dell’estrema destra.

In democrazia gli elettori hanno sempre l’ultima parola, anche quando decidono di non andare a votare come è accaduto in Italia, oppure scelgono la strada priva di sbocchi del voto di protesta. Ma, come ci insegna la storia, non è detto che abbiano sempre ragione. Servono nuove idee, e servono in fretta.

Battista Gardoncini

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