Non muore solo il campo largo

Dalla pagina Facebook di Beppe Borgogno, uno dei tanti che dopo una vita di impegno nel PCI e nelle istituzioni cittadine sta provando a dare una mano dal di fuori”, riprendiamo una riflessione che ci sentiamo di condividere sul futuro del campo largo e sulle sorti della sinistra italiana.

Della vicenda che sta investendo il PD in questi giorni a Torino e in Puglia, ciò che irrita di più è il clima diffuso di ipocrisia. Senza entrare nel merito delle circostanze che il mondo dell’informazione descrive, è davvero disarmante l’atteggiamento di chi, commentando sui giornali, sembra stupirsi che ad un partito in cui si è consentito alle correnti personali e alla loro pervasività di dilagare possa accadere quello che vediamo. O di chi si indigna “scoprendo” di essere circondato da una somma di gruppi di interesse attivi solo quando ci sono le elezioni, con metodi da prima repubblica. O di chi, ancora, agita la retorica della “comunità”, senza avere mai saputo o voluto contrapporre davvero alla deriva cinica del “conta chi ha i voti” i valori di una comunità autentica. Parlo anche di diversi autorevoli dirigenti del PD torinese e piemontese e dei loro commenti, in particolare di quelli che provano a derubricare il tutto usando la categorie della “tegola caduta” o dell’ “incidente di percorso”.

No, quello che vediamo è il risultato di un problema strutturale, ed è una cosa che, riproponendosi, offende quelli che, dentro o fuori il PD, ancora vogliono credere che la politica debba servire a costruire il futuro di tutti, giovani e anziani, e che si animi innanzitutto di idee, impegno e risorse ottenute in modo trasparente. Sono in tanti dentro il PD, e siamo in tanti anche tra quelli che se ne sono andati da tempo ma, nonostante la delusione, anche da fuori provano a dare una mano. Gente, idee e passioni che, se le cose non cambiano, rischiano di non avere cittadinanza da nessuna parte.

E’ difficile, ormai, pensare che si tratti di difetti che si possono correggere o di fenomeni che si possono isolare. Al contrario, è sempre più probabile che per rimettere in piedi e insieme la sinistra, sia forse necessario chiudere qualcosa e ripartire con qualcos’altro, a meno che non arrivino scelte e decisioni davvero coraggiose. Perché la vicenda del PD – insieme con le furbizie sciacallesche di Conte e dei suoi, a cui in questo modo si permette persino di intestarsi la battaglia sulla questione morale – ci sta dicendo che a rischiare di morire, o di spegnersi sempre più, è qualcosa di ben più importante del “campo largo”. È l’idea stessa che la partecipazione, l’impegno civico e amministrativo, e i loro rapporti con la democrazia e i suoi strumenti, possano servire a qualcosa di buono.

Beppe Borgogno

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