Lorsignori

Ero e resto convinto che Conte fosse un buon presidente del consiglio, e che il suo governo abbia fatto buone cose, non soltanto per contenere la pandemia ma anche in campo economico e sociale. Per intenderci, cose più di sinistra di quelle fatte da alcuni dei  governi di centro-sinistra che lo hanno preceduto. 

Che Conte sia finito così, per mano di un personaggio squallido come Renzi, sicario armato di ben altri interessi, è cosa che proprio non mi va giù. E meno ancora mi va giù che al suo posto arrivi Draghi, perfetta espressione di quegli interessi. L’esultanza che traspare negli editoriali dei principali quotidiani italiani la dovrebbe dire lunga sui vincitori e sui vinti di questa anomala crisi di governo, che ha sullo sfondo i miliardi in arrivo dall’Europa. Per dirla con una espressione di altri tempi, “lorsignori” non potevano tollerare che le decisioni sul loro uso venissero prese da altri, e hanno agito con fredda determinazione per impedirlo. Bravi loro che ci sono riusciti. Fessi tutti gli altri che ci sono cascati, e nei mesi scorsi hanno dedicato le loro energie a criticare questo o quel provvedimento del governo, questo o quel ministro, senza minimamente badare alla sostanza delle cose.

Nelle sue linee generali il copione è già scritto.  I partiti, senza distinzioni tra maggioranza e opposizione, hanno perso. Le banche e gli industriali hanno vinto, come è dimostrato dal fatto che in tutte e tre le occasioni in cui si è deciso di ricorrere a un governo tecnico a guidarlo sono stati chiamati uomini chiave dell’establishment finanziario come Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, Lamberto Dini nel 1994 e Mario Monti nel 2011. Il tempo passa, e dell’operato dei primi due si è quasi persa la memoria. Ma della stretta sulle pensioni voluta dall’Europa e realizzata dell’accoppiata Monti-Fornero molti pagano ancora le conseguenze. 

Quanto a Draghi, si vedrà. Nelle prossime ore giornali e televisioni proporranno il consueto e ben collaudato balletto di dichiarazioni cui siamo assuefatti. Ci diranno tutto sulle mosse dei partiti chiamati ad appoggiare in modo più o meno convinto il futuro governo, pubblicheranno le prime indiscrezioni sui nomi dei prossimi ministri, raccoglieranno esternazioni e proclami. Ma è facile prevedere che sulle cose da fare, che sono tante e controverse, resteranno sul vago. Ci sono argomenti che  “lorsignori” preferiscono discutere in privato. 

Battista Gardoncini

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