L’orgoglio della professione

Dalla pagina Facebook del giornalista RAI Stefano Tallia, ex segretario dell’Associazione Stampa Subalpina, riprendiamo questa interessante riflessione sul ruolo della informazione nella crisi del coronavirus

Tra poco entrerò in redazione (oggi mi tocca il turno serale) e come ogni giorno avrei potuto consultare i giornali della mazzetta redazionale. Complice l’esigenza di fare spesa che mi avrebbe comunque portato fuori di casa, ho deciso di compiere un piccolo-grande gesto di resistenza che mi auguro molti torinesi imitino: acquistare i giornali, tutti i giornali della mia città.

L’ho fatto anzitutto per solidarietà nei confronti dei colleghi che tra mille difficoltà organizzative stanno svolgendo un compito fondamentale per tenere informata la comunità in un periodo di crisi senza precedenti. Ieri alla “Stampa” -lo sappiamo- è stata una giornata intensa e complicata, ma non lo è di meno nelle altre redazioni a partire dalla mia, dove a rendere alta la responsabilità vi è anche il dovere morale del servizio pubblico. Ma la solidarietà, la vicinanza, la sento ancor più forte verso i free lance, spesso sottopaganti, che rappresentano in molti casi la “prima linea” del giornalismo, anche in questi giorni esposti di altri ai rischi dell’emergenza sanitaria. Come in prima linea sono gli edicolanti che mascherina in faccia e guanti indosso assicurano alle persone di essere informate, nonostante la crisi che ha messo in ginocchio da tempo questo anello della filiera dell’informazione.

Da quando ho abbandonato la carica di segretario del sindacato ho diradato i miei interventi sui temi della professione perché credo sia giusto che a parlare siano anzitutto i rappresentanti della categoria. Se rompo oggi il silenzio è solo per un incoraggiamento collettivo a tutti noi. Per anni, nei complicati tavoli di trattativa sugli stati di crisi e spesso anche nel confronto con le istituzioni, mi sono sforzato di far comprendere come l’informazione fosse un bene comune da tutelare, decisivo per la tenuta della democrazia.

La drammaticità della crisi che stiamo affrontando, nella quale l’opinione pubblica è affamata di notizie e la società ha bisogno di fonti autorevoli, fa capire bene come quelle parole fossero motivate. L’informazione non può essere ridotta a un insieme disordinato di dirette Facebook o di tweet propagandistici. L’informazione ha bisogno di professionisti preparati che sappiano osservare, mettere insieme le notizie e filtrarle per restituire una versione complessa della realtà.

Questa è l’informazione. Per questo, care colleghe e cari colleghi, questi sono giorni di lavoro pesante, ma devono anche essere giorni di legittimo orgoglio. Il nostro e di molti altri operatori pubblici i cui settori sono stati attaccati nel passato magari dietro all’illusione ottica delle privatizzazioni a partire naturalmente dalla sanità. Il giornalismo, il buon giornalismo, quando questi giorni saranno alle spalle, ci aiuterà a fare i conti anche su quanto le scelte errate del passato ci stiano costando in termini economici e di vite umane. Perché il nostro mestiere non è e non deve essere neutrale: deve fornire alla società gli strumenti per crescere ed essere migliore. Buon lavoro a tutti noi.

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