L’esempio portoghese

In piccolo, quasi impossibile da trovare tra i preparativi di Sanremo e l’ennesima intervista  a Matteo Renzi, la stampa italiana ci informa – si fa per dire – che in Portogallo il premier socialista Antonio Costa ha stravinto le elezioni, distaccando di dieci punti il partito conservatore e conquistando la maggioranza assoluta dei seggi. E lo ha fatto – udite udite – con un programma dichiaratamente laico e di sinistra. Sarà lui a gestire i fondi della Next Generation UE. Gli stessi che l’Italia ha messo nelle mani dell’ottimo Draghi, felicemente dimenticandosi dei suoi trascorsi ultraliberisti.

Il Portogallo non è l’Italia, e sarebbe sbagliato generalizzare. Però qualche analogia c’è. Ad esempio, molti sondaggi davano Costa in difficoltà, e consideravano un azzardo la decisione di portare il paese al voto anticipato. Ma lui lo ha fatto lo stesso, convinto che la sua composita maggioranza lo avrebbe costretto a estenuanti trattative su ogni provvedimento e non gli avrebbe consentito di realizzare le necessarie riforme. E gli elettori lo hanno premiato: dopo anni di astensionismo, i portoghesi sono tornati in massa alle urne, e hanno portato il partito socialista al 41%.  

Il programma di Costa per i prossimi anni è stato esposto nei dettagli in campagna elettorale, ed è tutto sommato semplice: salvare il welfare, azzoppato dai crac finanziari e dal rigorismo dei tecnocrati europei; combattere la disoccupazione, peraltro già scesa all’8% dopo aver sfiorato il 20%; attirare gli investitori internazionali con tassazioni di favore e un paese digitalizzato; semplificare gli apparati burocratici, nella convinzione che troppe pastoie siano molto più deleterie per lo sviluppo di una giusta politica salariale.

Le premesse sono buone. Il tasso di crescita del Portogallo è tra i più alti d’Europa, e il PIL è cresciuto del 10%. Vedremo nei prossimi anni se Costa sarà in grado di realizzare tutto ciò che ha promesso. Comunque vadano le cose, però, un po’ di invidia per i portoghesi sembra più che giustificata.

Battista Gardoncini

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