L’empatico Draghi

Secondo il Corriere della Sera di ieri, Draghi ha salvato con la sua “empatia” un G20 senza Putin e Xi, che quasi tutti i media internazionali hanno considerato fallimentare. 

Del nostro presidente del consiglio è stato detto di tutto. Per molti è una persona competente e preparata, sinceramente impegnata per il bene comune. Per altri – e io sono tra questi – è un uomo di parte, scelto per tutelare gli interessi che ha sempre difeso nel corso della sua lunga carriera di economista allineato al potere. Mai nessuno, però, aveva avuto il coraggio di sostenere che sotto la corazza dei modi algidi da primo della classe Draghi nascondesse l’anima empatica di una persona “capace  – secondo la definizione di Wikipedia – di attenzione verso gli altri, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali”. 

Ma al peggio non c’è mai limite. E oggi lo stesso Corriere ci informa che l’empatico Draghi, volato a Glasgow per il vertice dell’Onu sul clima, sa anche essere severo con se stesso e con gli altri. In un duro discorso ha tirato le orecchie ai grandi della Terra, spiegando che la situazione è grave e occorre intervenire, senza badare ai soldi “che non sono un problema”. Però vanno ben spesi, perché le rinnovabili tanto amate dagli ecologisti non bastano, e d’ora in poi bisognerà fare sul serio, investendo i trilioni di dollari disponibili nel settore privato in progetti seri e innovativi. Quali, per il momento non è dato sapere. Ci dovrebbe pensare una task force all’uopo creata, anche perché lui non avrebbe il tempo di occuparsene in prima persona. Esagero? Mica tanto. E se non ci credete leggete l’articolo di Marco Galluzzo sull’argomento.

Purtroppo il Corriere della Sera non è l’unico giornale italiano a esibirsi in queste spericolate acrobazie sull’ottimo Draghi. Decine di testate piccole e grandi – e tutte le principali emittenti televisive – fanno a gara per esaltare la sua lucidità di analisi, la qualità del suo operato e gli epocali risultati che immancabilmente ottiene mettendo a tacere chi osa sollevare qualche timido dubbio. 

Quando si tratta di politica estera il giochetto si smonta da solo, semplicemente leggendo come raccontano le stesse cose i media internazionali. Quegli sprovveduti del New York Times, per esempio, si ostinano a dedicare i loro titoli a personaggi minori come  Biden, Putin e Xi, e a Draghi, che pure per tanti anni ha servito fedelmente gli interessi finanziari americani, concedono solo poche righe di circostanza. E lo stesso fanno i giornali inglesi, tedeschi e francesi, che però sono notoriamente sciovinisti.

Le cose si complicano quando veniamo alla politica interna. Sulla riforma delle pensioni, sul reddito di cittadinanza, sul cashback, sul fisco e perfino sulle strategie per il contenimento del Covid i nostri giornali concedono spazi e dignità soltanto alle parole e alle decisioni del presidente del consiglio e degli uomini che lui, con indubbia abilità, ha piazzato nei posti chiave dell’amministrazione. Quelli che controllano le leve economiche e finanziarie del paese. 

Mai nessuno nell’Italia repubblicana, complice anche l’assordante silenzio dei partiti paralizzati dalle loro lotte intestine, ha concentrato nelle sue mani tanto potere, e all’orizzonte non si vedono per il momento forze in grado di contrastarlo. Ma a me che a decidere del futuro dei miei figli e dei miei nipoti sia uno che per tutta la vita ha solo ed esclusivamente contato denaro proprio non va giù.

Battista Gardoncini

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