La triste vittoria dei panini di cartone

Lo so che è una piccola cosa, in questa Italia alle prese con il ritorno del Covid e mille altri problemi. Ma oggi, tornando a Torino dal mare, mi sono fermato come ogni volta all’autogrill di Carcare, il più bello d’Italia secondo il severo critico gastronomico Edoardo Raspelli. E ho scoperto che non c’era più. Poche settimane fa la famiglia Marenco, che lo gestiva da tre generazioni e ne aveva fatto un punto di sosta quasi obbligato per vacanzieri e camionisti, è stata costretta ad andarsene. Al suo posto, un anonimo autogrill uguale a tutti gli altri, con orribili panini di cartone, biscottini di infima qualità e merendine sottovuoto. Sono fuggito disgustato, e con il fiero proposito di non metterci mai più piede. Che, a giudicare dai parcheggi deserti, è condiviso da molti dei vecchi, affezionati clienti.

La vicenda parte dal 2015, quando i Marenco scoprono di non avere i requisiti per partecipare alle gare d’appalto per la gestione dei punti ristoro sulla rete autostradale ASTM, società del gruppo piemontese Gavio. Ne avevano altri, evidentemente ritenuti poco importanti in un mondo dove contano soltanto i bilanci aziendali e le decisioni vengono prese da bravi soldatini incravattati a caccia del bonus di fine anno. Facevano torte di vera marmellata e spettacolari panini con la salsiccia di Bra, guarnivano con il tartufo nero l’uovo fritto, e proponevano tanti altri prodotti freschissimi perché a chilometro zero. Servivano gelati di qualità, e un ottimo caffè. Avevano abbellito le aree di sosta con curiose opere d’arte, piantato alberi e siepi per dare ombra ai clienti, e delimitato un’area per i bisogni dei cani. Ah, quasi dimenticavo: tenevano in ordine i servizi igienici. 

Tutto inutile. I Marenco hanno fatto ricorsi su ricorsi, ma alla fine ha vinto la burocrazia e la potente ASTM, che gestisce l’autostrada dei Fiori e quel tratto della Torino-Savona, ha riavuto la sua area e l’ha affidata a una società che non merita neppure di essere nominata. Non credo che ne avesse davvero bisogno. Forse era infastidita dalla possibilità che gli automobilisti potessero fare confronti tra un posto civile e quelli repulsivi che si trovano in genere sulla rete autostradale italiana. L’ autogrill di Carcare era l’evidente dimostrazione di quello che è possibile fare con un minimo di attenzione alla esigenze dei clienti e un po’ di passione per il proprio lavoro. E probabilmente proprio per questo andava cancellato.

Battista Gardoncini

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