Incapacità o malafede?

E ora una piccola storia che la dice lunga sul modo di fare informazione che va per la maggiore oggi in Italia.

Sul Corriere della Sera on line di questa mattina è comparsa una bella intervista di Danilo Taino a Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sul tema delle strategie anti-Covid nel mondo. Dell’argomento discuterà a fine ottobre in Italia il G20, il summit dei paesi più industrializzati. E a loro Ghebreyesum ha chiesto un maggiore impegno per favorire le vaccinazioni di massa nei paesi a basso reddito, perché al momento gli obiettivi stabiliti dall’OMS –  vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro la fine di quest’anno, e il  70% entro l’anno prossimo – sono ben lontani dall’essere raggiunti. 

Tra gli impedimenti il direttore dell’OMS ha elencato la ritrosia dei paesi ricchi a donare le loro dosi eccedenti a quelli poveri, e il mancato coordinamento delle multinazionali del farmaco con il Covax, la coalizione internazionale che opera per diffusione globale dei vaccini,  e l’Avat, il fondo africano per la vaccinazione. E non è stato tenero con i paesi che comperano dosi in vista del terzo richiamo, anche perché finora non c’è il consenso degli esperti sulla loro efficacia, mentre è fuori di dubbio che per fermare la pandemia serva un rapido intervento nei paesi dove la maggioranza della popolazione non ha ancora ricevuto nemmeno prima dose.

Ghebreysum ha poi affrontato il tema della capacità produttiva dei vaccini, che non è sufficiente a coprire il fabbisogno globale. E ha spiegato che per aumentare la produzione servono nuovi investimenti e occorre “rimuovere tutte le barriere all’estensione della manifattura, incluso il derogare alla proprietà intellettuale, liberando le catene di fornitura e il trasferimento di tecnologia”. In altre parole, occorre sospendere i brevetti per consentire anche ai paesi poveri la produzione in proprio di farmaci a basso costo.

Il direttore dell’OMS ha anche parlato delle possibili evoluzioni della pandemia, spiegando che il virus resterà a lungo tra di noi e dovremo fare i conti con le sue mutazioni, e che si sta lavorando alla realizzazione di farmaci di nuova generazione in grado di curare la malattia, ma che la strada sarà ancora lunga. 

Infine, quasi in un inciso,  l’intervistatore gli ha chiesto se sono stati fatti passi avanti nell’individuazione dell’origine del virus. E lui ha risposto che bisogna continuare ad esaminare tutte le ipotesi, dalla trasmissione animale alla fuoriuscita da un laboratorio, che non è ancora stata categoricamente esclusa. Aggiungendo però che si tratta di questioni di carattere scientifico, che non dovrebbero lasciare spazio a un dibattito politico polarizzante.

Giusto, anzi giustissimo. Ma evidentemente non abbastanza chiaro per il Corriere della Sera, che ha riassunto così tutto il denso discorso di Ghebreysum: “Covid, il direttore dell’OMS: l’ipotesi del laboratorio non è esclusa, indaghiamo sull’origine”. 

C’è soltanto da sperare che si sia trattato dell’incapacità professionale di un anonimo titolista, e non di un ordine di scuderia. Ma un conto è sperare, e un contro credere.

Battista Gardoncini

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