In coda ai tempi del Covid

In un’ora e mezza di coda davanti all’ufficio postale si imparano un sacco di cose sorprendenti, anche se a volte  un po’ contraddittorie. Sul Covid, per esempio. Per qualcuno non esiste, è tutta una invenzione di “quelli là”, che vogliono spaventarci per controllarci meglio. Per altri l’hanno creato i cinesi in un laboratorio segreto, e lo stanno diffondendo per indebolire le aziende occidentali e comperarsele per un tozzo di pane. Non è mica un caso che in Italia la zona più colpita sia stata la Lombardia, e che al sud non sia successo niente.  Ma non ci riusciranno, perché Salvini ha capito il loro gioco e li fermerà, come aveva già fatto con quegli africani dei barconi che piacciono tanto ai buonisti di casa nostra. Una cosa è certa, comunque: il governo dei comunisti non durerà. Conte è un premier abusivo che non è stato eletto da nessuno, e appena torneremo a votare lo sistemeremo per le feste. 

Pareri divisi anche sui virologi. Quelli che in coda portano le mascherine e cercano di mantenere un minimo di distanza dagli altri li apprezzano e timidamente fanno notare che hanno ragione a dire di non abbassare la guardia, perché il virus è in agguato. Ma la maggioranza è orgogliosamente a volto scoperto e contrattacca: i veri esperti sanno che l’emergenza è finita e non tornerà, ma non li fanno parlare. Vanno per la maggiore in TV solo quelli pagati dalle multinazionali dei farmaci, che hanno tutto l’interesse a mantenere alta la tensione per favorire le vendite dei vaccini. Che sono già pronti nei magazzini, in attesa del momento più favorevole per metterli in commercio. Me lo ha detto mio cugino che lavora in farmacia.

Il vero pericolo, comunque, non è il virus, ma il 5G. Dicono che avremo telefonini più veloci e la possibilità di mettere in rete i dispositivi di casa, ma tutti sanno che le radiazioni provocheranno il cancro e altre malattie. Tant’è vero che nessun paese lo vuole. Soltanto noi italiani siamo stati così pecoroni da non opporci, e adesso faremo le cavie per il resto del mondo.

Tutte queste cose le ho sentite con le mie orecchie l’altro giorno, mentre ero in coda davanti all’ufficio postale di corso Moncalieri 19 a Torino. Non posso riferire con la stessa precisione i discorsi degli appassionati di calcio e di quelli che protestavano per la lentezza della coda, perché erano troppo lontani da me. Ma è facile immaginarli.

Battista Gardoncini.

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