Il Sì di Zingaretti, e del PD.

Cari amici del PD, nel caso che non ve ne siate accorti, il vostro partito ha invitato gli elettori a votare Sì al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Non sui giornali, non su Facebook, non su Twitter. Lo ha fatto ufficialmente e in una sede appropriata, la direzione del partito aperta da una relazione del segretario Nicola Zingaretti, che alla fine è stata approvata a larga maggioranza: 188 sì, 13 no, 8 astenuti, mentre 11 cuori di leone, per la serie “mi si nota di più se resto o me ne vado?” hanno scelto di non partecipare al voto.

Bene. Anzi benissimo. Ci voleva qualcuno che facesse chiarezza in una materia dove nelle ultime settimane una parte probabilmente non maggioritaria ma rumorosa della sinistra italiana ha dato il peggio di sé, schierandosi per il No e rispolverando i collaudati armamentari di appelli, manifestazioni e raccolte di firme in difesa della democrazia e della costituzione. Soltanto che questa volta, come Zingaretti ha spiegato benissimo,  la democrazia non è in pericolo. Il Sì del PD arriva perché un No bloccherebbe per sempre qualsiasi tentativo di riforma, a cominciare dal superamento del bicameralismo perfetto per arrivare a una nuova legge elettorale orientata in senso proporzionale. E questo a prescindere da altri elementi di cui chi fa politica dovrebbe tenere conto, primo fra tutti la tenuta di un governo che finora ha fatto bene, nato sulla base di un accordo programmatico con i Cinque Stelle dove la riduzione del numero dei parlamentari era esplicitamente prevista.

Alcuni avversari accusano Zingaretti di scarso spessore intellettuale. Con l’intervento in direzione ha invece dimostrato che il suo sano pragmatismo gli consente spesso di vedere più lontano e con più chiarezza di molti raffinati intellettuali, troppo interessati ai loro pensieri per rendersi conto di una realtà che va in direzione opposta. Capire il Paese dovrebbe essere una priorità per chiunque voglia seriamente occuparsi di politica. E di certo l’andazzo di appiccicare la spregiativa etichetta di “populismo” a tutto quello che non piace o non rientra nelle proprie categorie mentali non aiuta a farlo.

Battista Gardoncini

2 comments
  1. Non sono d’accordo.
    La vittoria scontata servirà ad un altra uscita sul balcone per proclamare la vittoria dell’antipolitica, del populismo, dell’incompetenza come valore di garanzia di non collusione coi “poteri forti”, rivitalizzando un partito (i 5 stelle) gestito da una srl con un conflitto d’interessi grande come l’Oceano Pacifico.
    Per quanto mi riguarda l’unica tessera che rinnoverò è quella dell’ANPI e di sicuro non rischieró il covid per questa assurdità.

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