Il poker del governo

Alla fine i voti sono arrivati. Era abbastanza ovvio, visto che nessun parlamentare di maggioranza e pochi di quelli di opposizione avevano intenzione di di sciogliere anzitempo le camere elette nel 2018 per fare un piacere all’ego smisurato di un Renzi in caduta libera nei sondaggi.  Con la riduzione del numero dei seggi e una nuova legge elettorale almeno la metà degli attuali parlamentari è infatti inesorabilmente destinata a tornarsene a casa.

Lo sapevano tutti, anche i commentatori politici che per settimane hanno profetizzato la fine, se non della legislatura, almeno del presidente del consiglio Conte, dimenticandosi che dell’attuale governo – e di quello molto simile che verrà – l’avvocato pugliese prestato alla politica è l’unico possibile garante. E questo non soltanto perché ha il sostegno dei Cinque Stelle, che alla camera, nonostante alcune defezioni, sono il gruppo più numeroso. Il fatto è che ha imparato il mestiere in fretta e bene, e tutti i sondaggi indicano che di lui gli italiani si fidano. Certo è un uomo di centro,  e non risponde a tutti i requisiti che noi elettori di sinistra vorremmo in un leader. Ma se ci pensate bene, non è che in passato quelli targati “sinistra docg” siano stati tanto meglio. Vi dicono niente i nomi di Occhetto con la sua macchina da guerra e dell’ineffabile Veltroni? Inoltre, nel desolante panorama di una politica piena di mestieranti senza arte né parte, un giovane di famiglia modesta, che ha studiato sodo ed è riuscito a farsi strada nel mondo accademico andando in cattedra a meno di quaranta anni, è una felice eccezione. Essere intelligenti, a volte, aiuta.

Per questo sono convinto che nei prossimi giorni tutti i problemi annunciati dalle Cassandre interessate del nostro giornalismo sul cammino di Conte verranno superati senza troppe difficoltà. Al senato ha ottenuto una maggioranza relativa e non assoluta, è vero. Ma non è stato il primo, visto che prima di lui hanno guidato governi di minoranza Moro, Andreotti, Berlusconi, Dini e D’Alema. E trovo davvero singolare che pochi dei nostri preoccupati commentatori abbiamo trovato il tempo di ricordare che l’attuale sistema elettorale del senato fu pensato a suo tempo dal centro destra per consegnare al centro sinistra, che si presumeva avrebbe vinto le elezioni, una assemblea ingovernabile. Anche questa volta, poi, non bisogna sottovalutare la inveterata tendenza degli italiani a correre in soccorso del vincitore. Vale anche, e soprattutto, negli austeri palazzi della politica, dove Conte ha buone carte da giocare sul tavolo del poker del nuovo governo.  Vedrete che tra poco vorranno sedersi molti nuovi giocatori. E forse avremo anche il ritorno di alcuni di quelli vecchi, pentiti di avere abbandonato la partita in corso.

Battista Gardoncini

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