Gli ultimi giorni dell’Europa

Non è un libro di facile lettura, come gli altri due che avevo recensito qui e qui,  perché Antonio Scurati indulge in una scrittura barocca e a volte ridondante. Capita di saltarne senza rimpianti alcune parti. Ma non si può negare che il suo “M. Gli ultimi giorni dell’Europa”, pubblicato da Bompiani, sia arrivato nel momento giusto, e che valga la pena di leggerlo per quello che racconta del passato e anche, purtroppo, del presente dell’Italia.  A pochi giorni dal voto del 25 settembre la storia sembra ripetersi, come dimostra la sinistra fascinazione di una parte consistente del paese nei confronti di politici che da Mussolini e dal fascismo non hanno mai preso le distanze.

Il terzo volume della monumentale opera dello scrittore napoletano è dedicato al periodo 1938-1940, quando il mondo si preparava alla guerra e Mussolini legava a filo doppio il destino dell’Italia alla Germania di Hitler. E’ la cronaca di quello che Scurati chiama un momento storico fatale, quello dove un tiranno decide, da solo, della sorte di milioni di persone.

Come di consueto Scurati usa la tecnica di ricostruire gli avvenimenti in una forma romanzata, attribuendo a protagonisti e comprimari dialoghi inventati ma del tutto verosimili, perché basati sui giornali dell’epoca, sui documenti d’archivio e sulle lettere e i diari di personaggi come il ministro degli esteri Galeazzo Ciano, genero del duce, e Claretta Petacci. Niente di nuovo, almeno dal punto di vista storiografico. Però seguire passo dopo passo l’inesorabile cammino di un intero paese verso il punto di non ritorno aumenta l’angoscia di un lettore già sufficientemente turbato di suo dai grandi dilemmi posti dal conflitto in Ucraina.

L’Italia fascista scese in guerra a fianco dell’alleato tedesco quasi senza volerlo – e anche contro i suoi interessi immediati – per l’ignavia di una classe dirigente che assecondò Mussolini nei suoi deliri di potenza nonostante l’opposizione di gran parte della popolazione, la totale impreparazione dell’esercito, la carenza di materie prime e di scorte alimentari. Pochissimi ebbero il coraggio di metterlo in guardia, e lui stesso era consapevole della debolezza del paese, ma confidava sul fatto che il conflitto sarebbe stato breve e vittorioso. Giocò d’azzardo e perse. E l’Italia con lui.

Il quarto e ultimo volume, con il racconto dei disastri della guerra e la fine ingloriosa del dittatore, è in preparazione.

Battista Gardoncini

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