Editorialisti con l’elmetto

La forsennata campagna bellicista delle televisioni e dei principali quotidiani italiani non ha eguali nel mondo occidentale. Il New York Times e il Washington Post, che peraltro appoggiano la decisione del presidente Biden di combattere “fino all’ultimo ucraino” pur di mettere in difficoltà Putin, hanno il pudore di distinguere tra le notizie e la propaganda di guerra. Lo stesso accade in Francia, in Inghilterra e in Germania, dove tra l’altro pesa l’infelice decisione di Zelensky di non ricevere il presidente della repubblica federale Frank-Walter Steinmeier, considerato troppo vicino alla Russia.

Invece in Italia perfino papa Francesco è finito nel mirino dei nostri commentatori d’assalto. La sua decisione di far portare la croce della via Crucis a una donna ucraina e a una donna russa è stata raccontata con malcelato fastidio e dando ampio spazio alle proteste dell’ambasciata ucraina, mentre qualche giorno fa il TG1 e Repubblica hanno addirittura oscurato una sua presa di posizione fortemente critica sull’aumento delle spese militari. 

Per una informazione che ha sempre mostrato una grande attenzione per le posizioni della chiesa cattolica si tratta di episodi clamorosi, ma non sono purtroppo gli unici. Chiunque esprima dubbi o dissensi sulla narrazione dominante della guerra in Ucraina diventa un nemico da ridicolizzare o addirittura da zittire. E ciò che non rientra nello schema semplificato degli ucraini buoni e dei russi cattivi va taciuto, insieme a tutte le riflessioni che si permettono di accennare alle responsabilità della Nato nella destabilizzazione degli equilibri mondiali.

Qualche esempio? Quanti italiani sanno che in Ucraina sono diventati fuorilegge undici partiti critici nei confronti di Zelensky, e che oggi in parlamento hanno diritto di parola solo i suoi amici? Che tutti i canali televisivi ucraini sono stati accorpati in una singola piattaforma per garantire “una politica d’informazione unificata”? Che la legge marziale impedisce agli uomini tra i 16 e i 60 anni di uscire dal paese perché sono tutti considerati a disposizione delle autorità militari per l’arruolamento? Che basta un semplice sospetto, anche solo una denuncia anonima, per essere considerati filo-russi e finire nelle mani delle onnipresenti milizie? 

Putin è l’aggressore, e questo non è in discussione. L’Ucraina è l’aggredita e ha il diritto di difendersi senza andare troppo per il sottile, e anche questo non si discute. Ma il modo in cui lo fa dovrebbe almeno indurre il nostro sistema dei media a non fidarsi ciecamente delle notizie di fonte ucraina sull’andamento della guerra, inquinate dalla propaganda esattamente come quelle in arrivo da Mosca. 

Invece, chi legge i nostri giornali e guarda le nostre televisioni ha l’impressione che gli ucraini siano sul punto di vincere la guerra, e che i russi, fiaccati dalle sanzioni e passati da una sconfitta all’altra a causa della stupidità dei loro generali, possano sperare soltanto in  una congiura di palazzo che elimini il paranoico e malato Putin e lo sostituisca con qualcuno pronto a trattare la resa. Ma la realtà è molto diversa. Tra i russi Putin gode di un ampio consenso, e sul piano militare sembra che stia raggiungendo almeno due degli obiettivi che si era prefisso con l’invasione: il controllo delle province orientali ucraine e la neutralizzazione delle organizzazioni paramilitari che hanno combattuto per otto anni contro i separatisti del  Donbass. Quanto alle sanzioni economiche, la loro efficacia è tutta da dimostrare, anche perché i russi possono contare sull’appoggio di paesi come la Cina, l’India, il Brasile e gran parte dell’Africa: oltre metà del mondo è insofferente nei confronti delle pretese egemoniche degli Stati Uniti e dei loro riluttanti alleati europei e australiani. 

Si vedrà nelle prossime settimane chi ha ragione, sempre che nel frattempo a qualcuno non saltino i nervi. Se il conflitto ucraino si allargasse le conseguenze sarebbero disastrose per tutti. Sotto i loro metaforici elmetti i Gramellini e i Saviano fanno finta di non saperlo e sfornano un editoriale dopo l’altro per convincere il paese che l’unica strada possibile è quella delle armi. Ma per fortuna quasi nessuno li ascolta più. Dei sondaggi non bisogna fidarsi, però quando tutti dicono la stessa cosa è difficile non prenderli in considerazione: la maggioranza degli italiani sconfessa la decisione del governo Draghi di mandare armi all’Ucraina e una maggioranza anche più ampia – vicina al 70% – vorrebbe trattare con Putin per risolvere la crisi. 

Battista Gardoncini

2 comments
  1. Del mieloso Gramellini non ho nulla da aGgiungere. Per quanto riguarda SaViamno ho commentato pUnto per puntom Su FB un discorso menzoniero faTto
    A che tempo che fa sulle arme chimiche in sIria .
    Si trattava di una velina passata da qualcHe servizio segreto. . Non ha mai risposto. .Comunque da allora ho capito tutto.

  2. Grazie per il Suo articolo che, molto limpidamente, spiega la realtà dei fatti celata dai mezzi di comu icazione di massa italiani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Potrebbero interessarti
LEGGI

L’ottimismo della conoscenza

Sulla sua pagina Facebook Guido Silvestri si presenta modestamente così: migrante italo-US, medico, scienziato, curioso di politica e…
LEGGI
LEGGI

Perché si chiamano bufale

Spopolano sul web, le “bufale”. Il termine è diventato di uso comune in questi tempi di post-verità, per…
LEGGI
LEGGI

Lo scandalo della Banca Romana

Ultime notizie dal mondo dorato dell’economia e della finanza. FCA è accusata di aver barato sulle emissioni dei…
LEGGI