Covid-19 e TG Leonardo. Tre insegnamenti

Stanno lentamente rientrando nei ranghi i complottisti di casa nostra, che hanno pensato di riesumare un servizio di cinque anni fa del telegiornale scientifico Leonardo come prova del fatto che l’attuale pandemia sarebbe stata provocata da un incidente in un laboratorio cinese. Ma non illudiamoci, sono sempre lì, pronti a nuove mirabolanti rivelazioni che provvederanno a diffondere con i potenti mezzi della propaganda social e l’appoggio di alcuni politici in malafede. E pazienza se questa volta sono stati sbugiardati su scala planetaria, perché quel servizio parlava di un chimera virus completamente diverso dal Covid-19, e privo di qualsiasi potenziale epidemico. Gli italiani hanno la memoria corta e la pessima abitudine di credere a chi urla più forte, anche quando la situazione richiederebbe nervi saldi e senso di responsabilità.

Da questa vicenda, che ai sensi della logica dovrebbe essere considerata chiusa, ma forse si trascinerà ancora per qualche tempo, è tuttavia possibile ricavare alcuni interessanti insegnamenti. Il primo è che troppo spesso in Italia si preferisce discutere a prescindere dai fatti, forse per il banale motivo che i fatti bisogna conoscerli, e per conoscerli bisogna studiare. 

I fatti dicono che quei ricercatori cinesi combinarono la proteina di un coronavirus dei pipistrelli con un virus della Sars attivo nei topi, con l’obiettivo di capire meglio i meccanismi di un possibile spillover , e cioè di un contagio per salto di specie. I risultati del loro lavoro furono pubblicati con dovizia di particolari su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, e  furono riproposti dal TG Leonardo insieme ai  dubbi espressi da alcuni genetisti e alla approvazione di altri che stavano avviando ricerche analoghe. I chimera virus, tra l’altro, sono oggi utilizzati in molti laboratori per studiare i virus esistenti in natura, e i meccanismi del contagio. 

I fatti dicono anche che non c’è alcun collegamento tra il chimera virus dei cinesi e il Covid-19 che ci sta flagellando, a parte l’ovvia constatazione  che il nuovo contagio è partito dalla Cina. Le mappature genetiche dei due virus sono note, e facilmente distinguibili. Uno è un prodotto di ingegneria genetica, l’altro ha una origine “naturale”: dai pipistrelli è transitato in altri animali e da loro  è passato all’uomo, dove ha trovato un ambiente ideale per moltiplicarsi ed è diventato altamente infettivo, anche se per fortuna non sempre mortale. Non è la prima volta che questo accade. Ebola, Sars, e Aids hanno seguito analoghe preoccupanti strade, e non è escluso che in futuro arrivi qualcosa di peggio, quello che gli scienziati chiamano il “Next Big One”. Cercare in un errore umano la causa di un problema che dipende da fattori generali come la sovrappopolazione, l’ambiente, la zootecnia e il cambiamento climatico può essere in qualche modo consolatorio, ma non è coerente con la realtà delle cose.

E qui arriviamo al secondo insegnamento, che riguarda il nostro modo di percepire la realtà, che è troppo spesso influenzato da convinzioni maturate in precedenza, e che ci impedisce di cambiare idea anche quando l’evidenza dei fatti lo imporrebbe. Nessuno ha sempre ragione. Ma può accadere che su alcuni argomenti specifici qualcuno sia più informato di altri, o sia nella posizione di saperne più. A me è capitato in questa vicenda, perché all’epoca dei fatti ero il curatore di Leonardo, e ricordo con chiarezza come nacque servizio. L’ho raccontato in un post precedente, cercando di spiegare che non c’era alcun collegamento tra la vicenda di allora e l’attuale pandemia. Molti l’hanno capito. Ma molti altri no. Ho dovuto rispondere a commenti che mi accusavano di essere un ingenuo, di avere pregiudizi politici, di nascondere la verità per difendere la lobby degli scienziati, e via di questo passo. Qualcuno mi ha frainteso, altri non hanno capito quello che dicevo, ad altri semplicemente non importava, perché non collimava con quello che aveva detto il politico di turno: “lui sì che le ha cantate chiare a tutti quelli che ci nascondono le cose per controllarci meglio”.  Il massimo l’ha raggiunto un tizio a me sconosciuto, che ha detto “forse lei ha ragione, ma ho ragione anch’io, perché a pensare male raramente si sbaglia”. 

Il terzo e ultimo insegnamento riguarda la facilità con la quale l’opinione pubblica può essere manipolata se si hanno i mezzi e si è disposti a tutto per ottenere lo scopo. Il primo a parlare della vecchia e quasi dimenticata ricerca cinese è stato il New York Post, un giornale legato alla  destra americana, che il 22 febbraio, quando ancora Trump negava l’evidenza,  ha scritto un articolo molto critico nei confronti del regime cinese e ha invitato i suoi lettori a non credere alle sue bugie. Ma la sua ricostruzione dei fatti è stata smontata quattro giorni dopo dal New England Journal of Medicine, e le accuse sono state ridimensionate. II 17 marzo Nature, che aveva pubblicato l’articolo del 2015,  ha chiuso definitivamente la vicenda con un articolo molto documentato e tecnico che potete trovare qui.

In Italia siamo arrivati buoni ultimi, quando una manina ignota ha riesumato il pezzo di TG Leonardo dagli archivi della RAI e lo ha rilanciato in rete, fornendo a Salvini l’occasione per una interrogazione che è difficile non leggere come un ennesimo attacco alla politica del governo, colpevole di aver accettato l’aiuto dei cinesi per il contenimento della epidemia e ritenuto troppo morbido nei loro confronti. Vedremo nei prossimi giorni se la cosa gli gioverà, o se si risolverà nell’ennesimo autogol di un politico in difficoltà.

Battista Gardoncini

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