Colpito e affondato

Non senza qualche ragione, visto che le avevano fucilato il marito partigiano, quando parlava dei tedeschi mia nonna si irrigidiva, e non usava parole gentili.  Anch’io, pur essendomi occupato ai tempi dell’università della storia del movimento operaio in Austria e in Germania, ho sempre avuto un po’ di diffidenza nei loro confronti. Potete quindi immaginare con quanta preoccupazione abbia accolto i recenti successi elettorali del’AFD, un partito che non ha mai fatto davvero i conti con il nazismo, e ha preso posizioni per me inaccettabili su tanti temi, dall’immigrazione alla scuola, dalla famiglia all’ambiente. 

Non sarei per nulla contento se un partito del genere replicasse gli stessi risultati nelle elezioni per il parlamento federale, e avesse i numeri per eleggere un suo cancelliere, ma me ne farei una ragione. In fondo, la stessa cosa è accaduta in Italia con la fascista non pentita Giorgia Meloni e la sua banda di scappati di casa, e molti trovano la cosa perfettamente normale.  Inoltre sono convinto che peggio di Friedrich Merz e della sgangherata coalizione che lo sostiene sarebbe difficile fare. Non bisogna dimenticare che Merz governa con i socialdemocratici, a loro volta ridotti ai minimi termini.

Esponente di spicco della  destra più liberista – ha perfino scritto un libro “Mehr Kapitalismus wagen”, per invitare il mondo ad abbracciare “più capitalismo” – Merz non ha mai convinto pienamente neppure i suoi.  È stato bocciato due volte, nel  2018 e nel 2021, quando ha voluto candidarsi alla guida del partito, e quando finalmente ce l’ha fatta e ha vinto le elezioni del 2025 è stato impallinato dai franchi tiratori nella prima votazione per l’elezione del cancelliere. Altri ne avrebbero tratto le conseguenze. Lui, forte dell’appoggio della finanza e della grande industria, è andato avanti, e ha ripagato i suoi sostenitori varando un programma di riarmo volto a fare dell’esercito tedesco “il più potente d’Europa”. Lauti guadagni in chiave antirussa, d’accordo con la sua amica Ursula von del Leyen e gli altri guerrafondai di Bruxelles.

Adesso, dopo aver distrutto la CDU – per la prima volta il partito è sceso sotto la soglia del cinque per cento ed è stato escluso dal parlamento regionale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, mentre a Berlino ha vinto la sinistra – Merz prova a resistere. Ha ammesso che il voto è stato un disastro, ma non vuole farsi da parte, e ha addirittura rilanciato sulla necessità di profonde riforme per superare i problemi della Germania  e difenderla dagli estremisti di destra e di sinistra.  Senza rendersi conto che il primo problema non sono gli estremisti veri o presunti, ma è lui. Difficile, molto difficile che resti a galla dopo le bordate del voto popolare.

Battista Gardoncini

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