Facciamo un po’ di chiarezza, perché la confusione regna sovrana, e non soltanto nella mente di Tajani che ha straparlato di una bandiera europea ispirata dal manto blu della Madonna e dalle 12 tribù di Israele.
Un conto è l’idea di una Europa libera, democratica e unita, che in Italia – ma non nel resto del continente – viene di solito fatta risalire al manifesto di Ventotene scritto dai confinati antifascisti Altiero Spinelli e Ernesto Rossi. Potente. Affascinante. Suggestiva. Ma anche utopica e mai pienamente realizzata.
Un altro conto è l’Europa che ci ritroviamo tra i piedi, un elefantiaco carrozzone infarcito di burocrati, che ha tradito le speranze dei soci fondatori, è paralizzato dalle divisioni interne – l’idea di una costituzione unica europea è miseramente naufragata vent’anni fa – e ha trovato un unico collante: l’acritica adesione di tutti gli stati membri alle logiche del mercato e agli interessi del grande capitale. L’euro, che sulla carta doveva essere un grande strumento di integrazione, è stato usato per rimettere in riga i paesi che non volevano allinearsi al rigore monetario,e cioè al taglio dei salari, delle pensioni e del welfare. Il ritornello “ce lo chiede l’Europa” ha giustificato ogni sorta di nefandezze ai danni dei più deboli.
In questa Europa l’unico organo che davvero decide è la commissione europea, che non a caso non è eletta dai cittadini. I commissari vengono nominati dai rispettivi governi, e al parlamento europeo, peraltro composto in gran parte di trombati e mezze calzette, spetta solo il compito di ratificarli. L’Italia è rappresentata da Raffaele Fitto, che finora ha lasciato traccia di sé solo per l’inglese maccheronico sfoggiato durante le audizioni. Ma c’è di peggio.
La commissione è guidata da Ursula Von der Leyen. Molto attiva con i suoi completini giallo blu in difesa dell’Ucraina invasa, ultimamente ha altro a cui pensare: il tribunale europeo sta indagando sugli oscuri rapporti che ha avuto con le multinazionali farmaceutiche ai tempi del Covid. Vedremo come finirà tra poche ore, quando il parlamento voterà una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Ma in ogni caso va notato che la signora è recidiva: in Germania, quando era ministro della difesa, Angela Merkel l’aveva rimossa e esiliata in Europa per mettere a tacere le voci sul suo operato.
Sono tempi difficili, non soltanto per le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, ma anche per il venir meno di equilibri consolidati, per la comparsa di nuovi attori sulla scena mondiale, per il crollo delle ideologie novecentesche non sostituite da nuovi e solidi sistemi di pensiero. In questo quadro l’Europa, nonostante i suoi settecentocinquanta milioni di abitanti e la forza economica dei paesi più importanti, si presenta come un vaso di coccio, incapace di darsi una politica propria.
Come dimostra l’ascesa dell’estrema destra in molti paesi, i suoi abitanti, spaventati da ondate migratorie che soltanto i Salvini di turno possono pensare di fermare con la forza, si arroccano nella difesa dei loro residui privilegi e guardano al passato oscuro del continente. E la politica, tutta la politica, senza distinzioni di partito, non sembra avere la forza e la statura morale per fermare la deriva.
Battista Gardoncini