Buongiorno a tutte e tutti

Una avvertenza. Andate avanti nella lettura soltanto se siete tra quelli che si irritano quando sentono un oratore iniziare il discorso con un “Buongiorno a tutte e tutti”. Se no amici come prima, e passate oltre.

L’intervento dell’altro giorno del leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte su Repubblica era  teso a sottolineare non soltanto le assurdità  della cosiddetta cultura woke, ma  anche e soprattutto la necessità, per una sinistra degna di questo nome, di puntare al sodo, costruendo un programma in grado di intervenire sulle radici materiali della diseguaglianza, sulla insensata corsa al riarmo che allontana la soluzione diplomatica dei conflitti e sottrae risorse allo stato sociale, sullo strapotere delle Big Tech. Quisquilie, insomma, che quasi tutti i commentatori hanno preferito ignorare. Quel cattivone di Conte – ci hanno spiegato scandalizzati – se l’è presa con la cultura woke, che da noi non esiste, al solo scopo di attaccare Elly Schlein e candidarsi come leader del centro sinistra prossimo venturo.

Ora, a me pare che non vi sia nulla di sbagliato nel proporsi come leader del centro sinistra presentando un programma di sinistra. Per dirla tutta, mi sembrano peggiori i silenzi della Schlein su Gaza e dintorni, e  alcune sue interviste sulla guerra in Ucraina, sul riarmo e sulle virtù del libero mercato. C’è da sperare che la segretaria del PD non creda davvero a quello che dice, e che il suo sia un maldestro tentativo di rassicurare l’elettorato moderato. Che peraltro, posto di fronte alla scelta tra una destra vera e una furbesca imitazione, ha quasi sempre scelto la destra.

Tornando alla questione woke, forse è vero che in Italia non si è ancora arrivati agli eccessi d’oltreoceano, ma i talebani – e le talebane – del  “politicamente corretto” ci sono anche da noi, e hanno i loro peccati da scontare: il revisionismo storico, le intimidazioni e le censure non sono una esclusiva della destra, e, quando provengono dalla sinistra, hanno l’aggravante dell’ipocrisia: dire alla gente che cosa è giusto pensare non sembra particolarmente democratico.  

Non è colpa di Conte se nel dibattito interno del centro sinistra le diatribe linguistiche sull’uso dello schwa hanno avuto più spazio delle riflessioni sull’economia e sulla politica estera. E non è certo colpa sua se la giusta attenzione per i problemi di genere è diventata l’unica questione  su cui il principale partito di opposizione ha detto cose chiare e comprensibili a tutti. 

Quindi, per quello che mi riguarda, penso che Conte abbia ragione, e che il suo intervento affronti temi reali, essenziali per la definizione di un programma di centro sinistra in vista delle elezioni. Se mai si facessero le primarie, e l’alternativa fosse  tra lui e Schlein, non avrei dubbi. Ma sono anche convinto che le cose siano giunte a un punto tale da richiedere a entrambi un passo indietro per il bene della coalizione. Un candidato terzo, come potrebbe essere a mio avviso Pierluigi Bersani, avrebbe maggiori probabilità di ricompattare il centro sinistra e di ricacciare  nelle fogne i fascisti che ci governano.

Battista Gardoncini

3 comments
  1. Condivido, Battista. Servono chiarezza e concretezza programmatica per vincere o quantomeno per provarci. E una sinistra che fa la sinistra…

    1. Siamo in tanti a pensarla così. Per esempio, sulla questione della guerra, già oggi, tra Cinque StellE AVS e sinistra PD, i guerrafondai del PD sono in netta minoranza. Dobbiamo rendercene conto e fare in modo di contare di più

      1. Condivido in pieno l importanza di demarcarein modo chiaro. Sulla questione della guerra in Ucraina e del genocidio di Gaza. Questi sono i discrimine!

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