Ancora sui vaccini

Con la doverosa premessa che i vaccini anti-Covid servono ed è giusto vaccinarsi, si può dire che il balletto di dichiarazioni lette e ascoltate nelle ultime settimane sull’argomento è indegno di un paese civile? 

Passi per quello strano tipo in tuta mimetica che si aggira per l’Italia sparando numeri a mitraglia, forse per nascondere il fatto che il nostro paese, partito benissimo, è poi scivolato a metà della classifica europea dei vaccinati. Fa quello che può, non peggio e non meglio di quelli che lo hanno preceduto, perché stiamo pagando la sistematica demolizione della sanità pubblica iniziata molti anni fa attribuendo alle regioni competenze che non erano in grado di gestire e privatizzando tutto il privatizzabile. Ma almeno potrebbe evitare di prenderci in giro.

Quello che indigna è il fatto che oggi, nonostante il torrente di pseudo-informazioni che ci ha travolto, dei vaccini continuiamo a sapere poco. Anzi pochissimo. 

Incominciamo dalla loro efficacia. Parrebbe il criterio fondamentale per valutare qualsiasi tipo di vaccino, ma in realtà non è così: le percentuali che ogni giorno ci vengono propinate non sono comparabili, come ammettono gli studiosi più seri. In primo luogo perché si basano sui dati raccolti dalle case farmaceutiche durante sperimentazioni condotte in momenti e luoghi diversi, e non su quelli della popolazione vaccinata, che al momento nessuno ha. 

Poi perché dire che un vaccino è efficace al 90% non significa che su cento persone vaccinate soltanto dieci si infetteranno, ma che un vaccinato avrà meno probabilità di ammalarsi rispetto a un non vaccinato. Un risultato importante da un punto di vista statistico, ma non una garanzia di immunità personale. Allo stesso modo non c’è alcuna certezza sul fatto che la vaccinazione impedisca a un singolo individuo di ammalarsi in modo grave. Le variabili in gioco, a cominciare dalle mutazioni del virus, sono troppe, come ben sanno gli esperti che studiano l’andamento delle normali epidemie influenzali, e hanno espresso più di un dubbio sulla possibilità di raggiungere l’ambizioso e tanto sbandierato obiettivo della immunità di gregge. 

Un altro aspetto di cui non si parla volentieri è la durata della copertura vaccinale. Alcune ricerche hanno dimostrato che gli anticorpi sviluppati naturalmente in alcuni individui colpiti dal virus erano ancora attivi a distanza di otto mesi. Ma è ancora troppo presto per sapere se una vaccinazione provocherà lo stesso tipo di risposta immunitaria, e soprattutto quanto a lungo sarà efficace prima di doverla ripetere: qualcuno dice pochi mesi, altri un anno. In ogni caso, è difficile immaginare che l’eccezionale sforzo sanitario in corso possa diventare un evento periodico.

Non facciamoci illusioni, dal Covid, come dalle normali influenze e dai raffreddori, non ci libereremo tanto facilmente. E’ sperabile che in un prossimo futuro impareremo a curarlo con farmaci nuovi e più efficaci, riducendo la mortalità delle fasce anziane della popolazione. Ma per il momento diventa di importanza fondamentale l’altro argomento che in questi giorni tiene banco: la produzione su scala mondiale di vaccini a basso costo, in modo da consentire una distribuzione in tempi ragionevoli anche ai paesi più poveri. E questo non soltanto per motivi etici, che pure dovrebbero avere la loro importanza. Come hanno dimostrato gli eventi, in un mondo globalizzato i virus non conoscono frontiere.

Finora il ricco Occidente ha rimosso il problema. Tra le grandi case farmaceutiche è scoppiata una guerra senza esclusione di colpi per accaparrarsi profitti miliardari, garantiti da contratti di cui si sa poco o nulla “perché la concorrenza va tutelata”. E gli organismi di controllo non sembrano particolarmente ansiosi di agire per calmierare il mercato: dopo aver adottato iter accelerati per autorizzare i vaccini di Big Pharma – compreso il controverso Astra Zeneca – procedono con esasperante e sospetta lentezza nelle valutazioni di quelli meno costosi prodotti in altre parti del mondo.

Con una pandemia in corso i vaccini dovrebbero essere considerati un bene comune, come l’aria e l’acqua. Negli ultimi giorni lo hanno detto anche il presidente degli Stati Uniti Biden e alcuni leader europei, tra cui, buon ultimo, Mario Draghi. Ma un conto sono le dichiarazioni e un conto i fatti. Esemplare, da questo punto di vista, è la storia di un provvedimento sacrosanto come la sospensione dei diritti sulla proprietà intellettuale, che aprirebbe la strada alla produzione di vaccini “generici” a basso costo. Per ben tre volte un gruppo di paesi guidati da India e Sudafrica lo ha chiesto al WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. E per ben tre volte il WTO ha detto no. Vedremo nelle prossime settimane se e quando le cose cambieranno.

Battista Gardoncini

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