A gamba tesa

Dalla pagina Facebook di Orlando Perera, un intervento interessante.

Sarà il mio gusto del paradosso (che considero moralmente sano), ma noto una coincidenza singolare nella cronaca rovente di oggi sul Vaticano. Mentre ci accingiamo a presentare l’annuale denuncia dei redditi, su TV, radio, giornali spicca come sempre la campagna per il versamento dell’8 per mille alla chiesa cattolica, impostata sull’azzeccato slogan “L’8 per mille è di più”. Bene, in questi stessi giorni ci siamo trovati di fronte con stupore generale – diciamo la verità – all’inaudito intervento diplomatico della Santa Sede, per chiedere formalmente con una cosiddetta “nota verbale” al governo italiano di modificare il «ddl Zan», ovvero il disegno di legge contro l’omotransfobia. Un atto senza precedenti, rilevano oggi tutti i commentatori, nella storia del rapporto tra i due Stati — o almeno, senza precedenti pubblici.

Non sono un giurista e mi guardo bene dall’entrare nel merito. Però è forse il caso di soffermarsi su quanto si ritrovi spiazzata da questa iniziativa la parte più aperta dei cattolici e credenti – categoria cui dichiaro di appartenere da sempre, fin dagli studi nelle scuole salesiane. E anche sullo sconcerto, per non dire delusione, nei confronti di Papa Francesco, che sui temi dell’umana sessualità in generale e sulle personali inclinazioni degli individui aveva assunto posizioni d’inedita apertura e comprensione, il giustamente famoso “Chi sono io per giudicare?”. Francesco che, con tutta evidenza, non può non essere stato al corrente di questo gesto. Spiazzamento e stupore, anche perché la sortita alla Farnesina di monsignor Paul Richard Gallagher, inglese, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, ovvero ministro degli Esteri del papa, datata 17 giugno, è piombata come un fulmine a ciel sereno. In verità gli interventi critici da parte delle gerarchie ecclesiastiche non sono mancati nel recente passato, l’ultimo poche settimane fa da parte del Presidente dei vescovi italiani Cardinale Bassetti («Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza», aveva detto). Ma si trattava di legittimi interventi di opinione, che nessuno si è sognato di censurare. Questo è un intervento diplomatico-istituzionale di peso assai diverso, e di sostanza giuridica, come detto, inaudita.

Ripeto, rifiuto per incompetenza di entrare nel merito, se cioè il DDL Zan violi o non il Concordato, in particolare negli articoli che si riferiscono alla scuola. La mia è una riflessione puramente politica, che mi fa chiedere quale serio motivo, quale improvviso attacco d’ansia sui poteri della Chiesa, abbiano fatto emettere dal Vaticano questo rigurgito di tentazione all’extraterritorialità, completamente e vistosamente fuori dai tempi? Cosa vuole affermare o riaffermare l’amato, anche da chi scrive, Papa Francesco, che è riuscito con ammirevole intelligenza politica e rara profondità di fede a trasformare il suo pontificato in un punto di riferimento morale per il mondo intero, perfino per le religioni concorrenti, come l’Islam? Non è questo un passo indietro? Tutti paesi europei hanno legislazione ispirata ai principi del ddl Zan, si vuole mantenere l’Italia alla retroguardia? Parlando di scuole cattoliche, invece che andare all’attacco degli obblighi previsti dal ddl Zan (giornata nazionale contro l’omotransfobia ecc.) non sarebbe meglio ricordare che in questi istituti (anch’essi finanziati con l’8 per mille) si dovrebbero in primo luogo riaffermare i principi dell’educazione all’affettività, che non è solo sessualità, e al riconoscimento e al rispetto dell’altro, chiunque esso sia?

Un’altra domanda può apparire provocatoria, ma la propongo lo stesso. Come potranno i cittadini italiani al momento di compilare la dichiarazione dei redditi, giunti al riquadro dell’8 per mille, non volgere istintivamente il pensiero a questo contestuale garbuglio, che mette tra l’altro in enorme difficoltà il governo italiano (hai voglia di dire che è questione solo del Parlamento!), impegnato su ben altri fronti? Spero da cattolico, che i contribuenti sappiano ben distinguere fra i due piani, come è avvenuto anche in altri frangenti. Ma se così non avvenisse, forse la gerarchia vaticana si troverebbe di fronte a una riflessione obbligata.

Orlando Perera

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