Reportages verticali

di Maurizio Puato. Fotografare: una passione.  Arrampicare: una passione.  Unisci le due passioni e ottieni Simon Carter. Forse anche Simon Carter, da bambino, sognava come me di diventare l’uomo ragno; e, anch’io, con un pizzico di presunzione, posso dire di aver realizzato il mio sogno sogno.

Con l’aiuto di corde e cordini, Simon sale, scende, salta, si sposta di lato, scatta foto e riprende video. Per le persone comuni, poco avvezze alla verticale e ai grandi spazi aerei, anche la foto di uno scalatore ripresa da terra può apparire bella. Ma per un professionista sempre alla ricerca dell’originalità, è difficile che accada la stessa cosa. Chi ama la fotografia “in quota” s’ingegna proprio come potrebbe fare un ragno. E tira corde di fianco e da dietro. Solo così ha la possibilità di spostarsi agevolmente sulla sua ragnatela. Poi fissa il classico treppiedi alla parete con delle cinghie a cricchetto, per poter giocare anche con i tempi di esposizione.

Dietro qualche minuto di video finito, ci sono spesso settimane di lavoro. Si sta appesi per ore, anche perché tornare a poggiare i piedi per terra non è cosa semplice, e quindi si tiene duro. Quando si è lassù ci si comincia a contorcere per far rifluire il sangue alle gambe e scaricare la schiena che nel frattempo si è trasformata in cubo di Rubik. Al riguardo, forse può essere utile un’informazione: una persona che perde i sensi mentre sta in sospensione nella sua imbragatura, dopo circa  mezz’ora muore: i cosciali dell’imbrago bloccano la circolazione sanguigna e il sistema linfatico. In ogni caso, dopo che si è rimasti appesi a lungo, occorre trovare qualcuno proprio bravo, per rimettere a posto le vertebre nei punti giusti.

Credo che questo video sia istruttivo non solo per chi vorrebbe cimentarsi con le foto acrobatiche, ma anche per chi fotografa con i piedi incollati al suolo. Provare a sperimentare nuovi punti di vista serve sempre, nella fotografia come nella vita.

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