A che gioco giochiamo?

di Victor Serge – Per tutti noi la montagna è un magnifico terreno di gioco. Spesso faticoso, a volte addirittura rischioso, sempre affascinante per la bellezza dei luoghi e per le gratificazioni  che dà.  Non stupisce dunque che sul tema della montagna si siano esercitati, soprattutto in passato, anche i creatori di giochi da tavolo.

Una delle più ricche collezioni di giochi dedicati alla montagna è conservata al Museo nazionale della Montagna di Torino,  che periodicamente ne espone parti di grande interesse nelle sale al Monte dei Cappuccini.  In questi giorni, e fino al 16 giugno del 2013, è possibile vedere i giochi dedicati alla conquista dei Poli. Ma negli archivi c’è molto altro: alpinismo, sci, viaggi esplorazioni. Un patrimonio che è ben raccontato, con immagini e  testi filologicamente ineccepibili, in un poderoso volume appena pubblicato da Priuli e Verlucca.

La raccolta del museo è cominciata quasi per caso “sotto l’impulso – scrivono Aldo Audisio e Antonella Lombardo, curatori con Ulrich Schädler del volume – del caso e della curiosità suscitata da poche scatole ingiallite e sgangherate trovate nei mercatini dell’antiquariato. Ma non ci è voluto molto a cogliere il lato culturalmente stimolante di questa attività, e sono seguite regolari e mirate acquisizioni. Così il lavoro di ricerca e catalogazione è proseguito con metodo e con il contributo di collezionisti e istituzioni culturali di ogni parte del mondo”.

Ci sono giochi per tutti i gusti e per tutte le tasche, compresi quelli che oggi considereremmo “politicamente scorretti”, come il tiro al pinguino con tanto di pistola e freccette. Dadi a volontà, per avanzare sulle gelide piste del Klondike, scalare le montagne più alte, attraversare i boschi più fitti. Una carta sbagliata, e ci si ritrovava a valle, mentre gli altri giocatori erano a un passo dalla meta. Una pianificazione disattenta, e venivano a mancare i viveri e le forze per proseguire.

Erano altri tempi, la televisione non aveva ancora portato in tutte le case gli angoli più lontani del pianeta, e attraverso i giochi bambini e adulti scoprivano  la natura selvaggia, imparavano la geografia, rivivevano le imprese dei grandi esploratori. Da quei  disegni, raffinati o ingenui che fossero, alcuni di loro ricevettero la spinta decisiva a calzare uno scarpone. Tutti gli altri, spostando i loro  segnalini lungo quelle caselle numerate, conobbero se non altro il piacere di una serata in compagnia. Può sembrare poca cosa. Ma non è detto che oggi, incollati come siamo agli schermi del computer, le cose vadano meglio.

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