Venezia all’italiana

Lo spettacolo continua, deve continuare, come può, con le restrizioni, la mascherina, la distanza dagli altri, i controlli, i posti nelle sale ridotti e le poltrone assegnate, il passaporto che attesta la vaccinazione avvenuta, il tampone che può rivelare la presenza del virus. Torna così, dunque, la Mostra del cinema di Venezia, edizione numero 78, dal 1° all’11 settembre. L’anno scorso era stata una scommessa, ed era andata bene. Quest’anno certo lo è ancora, ma i vertici della Biennale hanno cercato di prevedere tutto, proprio tutto, per sfuggire all’epidemia, come del resto avevano fatto per la precedente edizione. Le norme di sicurezza sono come e più di quelle dell’anno scorso, dice il presidente della Biennale Roberto Cicutto. E così dunque lo spettacolo può continuare.

Il direttore Alberto Barbera, che ora risulta essere il più longevo che abbia avuto il festival, ha preparato un programma che promette di essere all’altezza della Mostra di sempre: 59 paesi rappresentati, oltre 100 titoli in cartellone, grandi nomi, registi affermati, film spettacolari, divi, sebbene fuori dalla portata del pubblico che come l’anno scorso viene tenuto lontano dalla passerella, e tanti sconosciuti di talento e tuttavia già noti a chi segue il cinema dei festival, o con una carriera appena cominciata e già promettente. Le giuste dosi in qualche modo della tradizione, il grande spettacolo di qualità “firmato”, e il cinema cosiddetto “d’autore” che invita a più meditate riflessioni. E il direttore nel concorso che conta 19 titoli – l’anno scorso erano 21 -, ha voluto fare un regalo, un gesto di incoraggiamento al cinema italiano mettendo 5 film tricolore in gara. Chi tiene queste contabilità ricorda che non si verificava dall’ ’84. E altri 6 sono fuori concorso nel cartellone principale. Un evento, dunque. E ci sono da aggiungere i 20 film italiani sparsi nelle altre sezioni. Tanti, perfino troppi secondo alcuni. Ma non va dimenticato che Cannes, notoriamente, sa fare di meglio: quest’anno i film d’oltralpe in concorso erano ben sette. E la sorte ha voluto che a vincere la Palma d’oro fosse un film francese (Titane, di Julia Ducornau), mentre non sono mancati altri prestigiosi premi per altre pellicole di casa. Un eccesso, forse, che tuttavia non ne giustifica un altro. Ma tant’è: il cinema italiano, sottolinea Barbera, vive uno stato di grazia. E se lo dice lui, bisogna crederlo. Naturalmente si parla del talento creativo e della capacità produttiva, dunque al netto della grave situazione che vivono le sale dovuta all’epidemia. 

Ed ecco allora E’ stata la mano di Dio, in cui Paolo Sorrentino rivive le tragiche vicende che hanno visto la morte dei suoi genitori, il suo trasferimento a Roma e lo scorrere degli eventi che hanno segnato la sua vita; Qui rido io, di Mario Martone, che rievoca la figura di Eduardo Scarpetta nella Napoli dei comici di inizio ‘900; Freaks out, di Gabriele Mainetti, film cinefilo con omaggi a Leone, Spielberg, Fellini; Il Buco, di Michelangelo Frammartino, autore molto apprezzato dai cinefili con il suo primo film di 11 anni fa Le quattro volte; America Latina, dei fratelli gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, registi eclettici che al cinema uniscono la pittura, la fotografia, la poesia, autori di La terra dell’abbastanza, presentato al festival di Berlino, dove ha suscitato grande interesse, e di Favolacce, ancora a Berlino in concorso premiato per la migliore sceneggiatura. Dunque due grandi nomi riconosciuti anche sulla scena internazionale e gli altri seguiti con grande attenzione come talenti sicuri.

Di fronte a un tale spiegamento di forze tricolori chissà che non venga fuori se non un Leone d’oro almeno qualche altro premio importante che dia nuova fiducia al cinema italiano e agli spettatori di casa nostra con le sale ora accessibili seppure con i contingentamenti e le restrizioni del caso. Dipenderà da quanto i film italiani toccheranno la giuria presieduta dal regista della Corea del Sud Bong Joon Ho che tra gli altri ha accanto anche l’italiano Saverio Costanzo. Il cinema tricolore vede fuori concorso anche Roberto Andò con Il bambino nascosto, Wilma Labate con La ragazza ha volato, Laura Bispuri con il paradiso del pavone. La gara certo non manca di altri concorrenti di rilievo assoluto come Pedro Almodovar, Madres Paralelas con Penelope Cruz; Jane Campion, The power of the dog con Benedict Cumberbatch; Paul Schrader, The card counter, con Isaac Oscar; il cileno Pablo Larrain, Spencer, con Kristen Stewart nelle vesti di Lady Diana, e altri autori meno noti al grande pubblico eppure molto apprezzati e non solo dagli addetti ai lavori come il francese Stéphane Brizé, Un autre monde; ancora i francesi Xavier Giannoli, Illusions perdues, con  Gerard Depardieu; Audrey Diwan, di origini libanesi, che presenta L’événement; il messicano Michel Franco, Sundown, con Tim Roth e Charlotte Gainsbourg, e altri registi molto attesi, dall’est europeo – Ucraina, Polonia -, America latina – Venezuela, Argentina -, Russia, Filippine.

Nel cartellone principale fuori concorso ecco Ridley Scott con The last duel interpretato da Matt Damon, Adam Driver e Jodie Comer, Denis Villeneuve con Dune, fantascienza kolossal che promette effetti speciali finora inesplorati,  David Gordon Green con Halloween kills, interprete Jamie Lee Curtis, che riceve il Leone d’oro alla carriera. E Leone alla carriera anche per Robeto Benigni, che come un usato sicuro farà la gioia, e dunque gli ascolti, del pubblico televisivo.Nel ricco programma di Venezia 78, tra realismo talvolta anche crudo, voli poetici, turbamenti interiori, storie del passato che riverberano il presente, racconti di contenuto sociale, denunce civili, violenza contro le donne: le inquietudini di un mondo dei nostri giorni che il cinema prova a raccontare.  

Nino Battaglia

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