Rollerball, cult degli anni Settanta

Per ricordare James Caan, morto la scorsa settimana a ottantadue anni, sono andato a rivedermi in streaming un film cult del 1975, “Rollerball”, del  regista canadese Norman Jewinson. E non me ne sono pentito. Dopo quasi cinquanta anni resta un bel film, con un Caan che in quel momento era all’apice della fama per avere interpretato Sonny, il sanguinario figlio del “padrino” Vito Corleone. Ed è ancora attuale il messaggio che Jewinson volle lanciare: in un mondo dominato da poche multinazionali che decidono tutto il controllo sociale passa attraverso una potentissima arma di “distrazione” di massa, il Rollerball, uno sport particolarmente violento che viene seguito in tv da miliardi di persone.

Caan è Jonathan, il capitano della squadra campione, da molti anni sulla breccia. Troppi, secondo il consiglio dei dirigenti delle multinazionali, che gli chiedono di ritirarsi. Nessun uomo – gli spiegano – può essere più importante del gioco. Ma lui rifiuta nonostante le minacce personali e le modifiche al regolamento che rendono ogni incontro un massacro. 

Il film ebbe un notevole successo grazie alle spettacolari riprese delle partite che si svolgevano in una arena ovale, dove le squadre giravano a grande velocità sui pattini a rotelle e su speciali motociclette, cercando di infilare in buca una palla di acciaio. In quegli anni la computer grafica non esisteva, e tutte le evoluzioni furono affidate a un gruppo di pattinatori professionisti, che ebbero l’insolito onore di essere citati con nome e cognome nei titoli di coda. Soltanto John Beck, l’attore che interpretava l’amico fraterno di Caan, e che più tardi divenne famoso con  “Dallas”, non ebbe bisogno di controfigure perché era un pattinatore provetto.

“Rollerball” è disponibile a pagamento su parecchie piattaforme di streaming. Attenzione però a non confonderlo con il pessimo remake uscito nel 2002 a firma di John McTiernan, tutto azione e poca sostanza.

gbg

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