Quelli che restano

I distributori italiani hanno aggiunto al titolo originale “The Holdovers”, che letteralmente significa “quelli che restano”, l’ insulsa postilla “Lezioni di vita”. Ma il film del regista americano Alexander Payne non ha la pretesa di dare lezioni. Si limita a raccontare la storia di un intransigente professore di storia, di un allievo ribelle e di una cuoca di colore, che durante le vacanze di Natale restano soli in un collegio per studenti ricchi e viziati. Tre persone senza nulla in comune, che inizialmente, fedeli ai rispettivi ruoli, si combattono senza esclusione di colpi. Poco per volta, però, la forzata coabitazione apre una breccia nelle loro corazze caratteriali e sociali, e attraverso il dialogo ognuno dei tre scopre negli altri fragilità e ricchezze insospettate. 

Con una trama del genere il rischio del melenso è sempre in agguato. Ma Payne, premio Oscar nel 2005 e nel 2012 per le sceneggiature di “Sideways” e “Paradiso amaro”, riesce abilmente ad evitare tutti i tranelli e ci regala un film in perfetto equilibrio tra la commedia e il dramma.

Una gran mano gliela danno gli attori. Su tutti un Paul Giamatti eccezionale nella parte del professore ripiegato su se stesso, caustico all’eccesso dopo aver abbandonato ogni ambizione, e tuttavia capace di tenere alta la testa nel momento decisivo del film. L’imponente Da’Vine Joy Randolph è perfetta nella parte di una donna distrutta dal dolore per la scomparsa del figlio soldato – siamo nel 1971, in piena guerra del Vietnam – che con la sua saggezza popolare favorisce il riavvicinamento tra il professore e l’allievo.  Ma la vera sorpresa è l’esordiente Dominic Sessa, che interpreta lo studente rifiutato dalla famiglia e già espulso da altri prestigiosi istituti. Dopo centinaia di provini Payne lo ha scovato tra gli allievi del collegio del Massachusetts dove il film è stato girato, ed è stata una scelta felice. Sentiremo ancora parlare di lui.

gbg

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbero interessarti
LEGGI

Cinque giorni un’ estate

La montagna ispira i film maker. Ma sono  pochi i film sulla montagna che escono dal circuito dei festival…
LEGGI
Il materiale e l'immaginario
LEGGI

Il materiale e l’immaginario

“La conoscenza di Remo Ceserani risale alla fine degli anni Settanta. Con Lidia De Federicis avevamo progettato una storia letteraria per le scuole superiori di nuovo genere, per la quale era necessario individuare un coautore capace e disponibile. Proprio in quegli anni la rivista Belfagor presentava interventi diversi sul modo di affrontare l’insegnamento della letteratura. Quello proposto da Ceserani si avvicinava molto alle nostre aspettative. Decisi di interpellarlo, e…
LEGGI
LEGGI

Il ritratto di James Lord

Gli amanti dell’arte non lo perdano. Presentato al Torino Film Festival, The Final Portrait di Stanley Tucci racconta…
LEGGI
LEGGI

Assassinio sull’Eiger

Il terzo film scelto per la nostra rassegna è Assassinio sull’Eiger, titolo originale The Eiger Sanction, diretto e interpretato…
LEGGI
LEGGI

Suicidio in diretta

Addirittura due film quest’anno hanno ricordato la figura di Christine Chubbuck che nel lontano 1974 fu la prima…
LEGGI
LEGGI

L’uomo che giocava

Per chi ha voglia di cercare, e di conoscere, le montagne custodiscono tesori inaspettati. E in montagna si scoprono…
LEGGI