Quante volte vi siete ripromessi di vedere un film, e poi, per un motivo o per l’altro, ve ne siete dimenticati e quello è uscito dalla programmazione? A me è capitato con “Pecore sotto copertura”, del regista americano Kyle Balda, che da qualche giorno, dopo aver incassato quasi 130 milioni di dollari nelle sale di mezzo mondo, è tornato in circolazione in streaming su Prime Video. Così, incuriosito dalla formula che prometteva una insolita interazione tra attori del calibro di Hugh Jackman ed Emma Thompson e le animazioni di un gregge di pecore intelligenti, l’ho finalmente guardato. Ma le mie aspettative sono andate un po’ deluse.
Intendiamoci, il film è dignitoso. Jackman e Thompson non si discutono, anche se le loro parti, tutto sommato, sono minori. Le pecore sono animate con maestria – Balda si è fatto le ossa con Lorax e i Minions – e la storia, a metà tra la fiaba e il giallo, non è male. Ma 110 minuti sono davvero tanti, e i buoni sentimenti, a lungo andare, sfiorano il melenso. Sembra quasi che Balda e il suo sceneggiatore Craig Mazin siano rimasti fino all’ultimo indecisi sulla direzione da seguire. Una incertezza che non c’è in “Glennkill”, il bestseller internazionale cui il film si ispira, scritto con il dichiarato intento di divertire da una psicologa tedesca che usa lo pseudonimo di Leonie Swann.
“Pecore sotto copertura” è ambientato in un paesino irlandese dove il pastore George, convinto vegetariano, alleva le sue pecore esclusivamente per la lana, e la sera le intrattiene leggendo romanzi gialli. Quando muore in circostanze misteriose il gregge si rende conto del pericolo di finire in mani molto meno nobili – un pastore senza scrupoli e il macellaio del paese sono in agguato – e si mobilità per trovare l’assassino. Le pecore sono pecore, e hanno i loro limiti, ma una di loro, che non a caso nel romanzo si chiama Miss Maple, capisce tutto e riesce ad indirizzare le indagini dell’unico poliziotto della contea nella giusta direzione.
gbg