Operazione Kandahar

Un eroico americano, superando inenarrabili difficoltà e a volte perdendo qualche amico lungo il percorso, sgomina centinaia di nemici che non sono soltanto brutti, sporchi e cattivi, ma hanno anche una pessima mira, e non riescono mai a colpirlo. Quando per caso ci riescono, le ferite dell’eroe non sono mortali e guariscono in cinque minuti, così da consentirgli di salvare per l’ennesima volta il mondo. 

Le trame dei film di guerra prodotti a Hollywood sono tutte uguali, e francamente hanno un po’ stufato. Ma a volte accade che ne esca uno diverso, come “Operazione Kandahar”, di Ric Roman Waugh, disponibile da qualche mese su Prime Video. Il protagonista è Gerard Butler, diventato famoso interpretando il condottiero spartano Leonida in “300”, che qui è un mercenario al servizio della CIA, finito nei guai perché la sua copertura è saltata a causa di un errore dell’agenzia. Con il suo interprete deve quindi attraversare l’Afghanistan e raggiungere Kandahar, dove li attende un aereo per portarli in salvo. Il viaggio è lungo, difficile e pericoloso. Sulle loro tracce ci sono gli iraniani, inviperiti dopo il sabotaggio di un loro impianto nucleare, i pakistani, i talebani e anche un signore della guerra afghano, intenzionato a venderli al migliore offerente. Tradimenti, sparatorie e inseguimenti, naturalmente, si sprecano. Ma si svolgono in uno scenario suggestivo – il film è stato girato in Arabia  – e sono tutto sommato credibili, anche perché i nemici non sono descritti come i soliti fanatici destinati al macello. Sono efficienti, e hanno idee, speranze e famiglie che li attendono esattamente come il mercenario e il suo interprete. Insomma, fanno il loro dovere per una causa che credono giusta.

Trattandosi di un film americano, sarebbe lecito attendersi il lieto fine. Ma a prevalere è l’amarezza per un conflitto insensato, dove non ci sono né buoni, né cattivi. 

gbg

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