Manotti, giallista militante

I gialli della francese Dominique Manotti non hanno avuto molta fortuna in Italia. Ed è un peccato, perché i suoi “noir” hanno una marcia in più, e lasciano il lettore con la piacevole sensazione di non aver buttato via il proprio tempo. Storica dell’economia, militante appassionata della sinistra fin dai tempi della guerra di Algeria, la Manotti mescola abilmente gli elementi tipici del poliziesco con l’accuratezza delle ricostruzioni storiche e con un forte impegno di critica sociale.”Marsiglia ’73”, appena pubblicato in Italia da Sellerio, non fa eccezione.

Il giovane commissario Daquin, parigino purosangue, bisessuale raffinato e gaudente, è in servizio a Marsiglia nella calda estate del 1973, percorsa da una ondata di violenza antiaraba alimentata dai tristemente famosi “pieds noires”, gli ex coloni francesi costretti a fuggire dall’Algeria diventata indipendente. Questi uomini sradicati e rancorosi sfruttano la diffidenza della popolazione verso l’immigrazione araba per fomentare disordini e uccidere a caso, con la quasi certezza che le loro scorribande notturne godano della impunità grazie alle connivenze di magistrati e forze dell’ordine. Ma Daquin e i suoi fidati ispettori Grimbert e Delmas si rendono presto conto che dietro l’uccisione con tre colpi di pistola  del giovane Malek Khider c’è qualcosa di più di una comune rissa tra malavitosi, e vanno avanti nelle loro indagini senza guardare in faccia nessuno.

Manotti racconta magistralmente la città turbolenta, dove le trame della peggiore destra si intrecciano con gli intrallazzi dei potenti, e la manodopera araba, maggioritaria nel porto, cerca di reagire alle vessazioni con l’aiuto dei militanti della sinistra.  Un mondo di attivisti che lei, oggi  ottantenne, conosceva bene, tanto da descriverne con grande partecipazione  le difficoltà, gli errori e le effimere vittorie.   

Daquin è un personaggio ricorrente nei romanzi della scrittrice francese, che è arrivata al “noir” molto tardi, più per disillusione sui risultarti della sua militanza che per vocazione. La stessa disillusione che accompagna il commissario nelle sue inchieste, precedenti a “Marsiglia ’73” per data di pubblicazione, ma cronologicamente ambientate negli anni successivi, fino a coprire l’ultimo decennio del secolo. 

Battista Gardoncini

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