Mad Max atto quinto

Paesaggi post-apocalittici, tempeste di sabbia, moto e camion corazzati  impegnati in folli caroselli nel deserto, feroci combattimenti, costumi e maschere a metà strada tra il gotico e l’horror.  È da poco arrivato nelle sale “Furiosa”, il quinto episodio della saga di Mad Max, e gli amanti del genere festeggiano. Il quasi ottantenne regista australiano George Miller è un virtuoso del cinema di azione, e l’unico appunto che forse gli si può fare riguarda l’uso eccessivo della computer grafica. Ma è comprensibile: non esiste uno stuntman al mondo in grado di girare le acrobazie imposte dagli sceneggiatori – lo stesso Miller e il fido Nico Lathouris – senza rompersi l’osso del collo. Per il resto, si fa più in fretta a dire che cosa non c’è nel film. Manca proprio lui, Mad Max, che nei primi episodi era interpretato da Mel Gibson, e nel quarto da Tom Hardy. Qui invece la protagonista è Furiosa, l’imperatrice che già nel quarto Mad Max rubava la scena al protagonista. Allora aveva il volto intenso di Charlize Theron, oggi quello di Anya Taylor-Joy, meno iconica, ma efficace nel caratterizzare il personaggio.

“Furiosa” è un prequel che parte da lontano, dall’infanzia di una bambina strappata alla madre e costretta a crescere tra i bikers del perfido Dementus, interpretato da un credibile Chris Hemsworth.

Poco per volta Furiosa conquista la fiducia di Dementus e diventa una temibile guerriera, ma non dimentica i torti subiti, trova la forza per ribellarsi e si unisce ai suoi nemici. L’occasione della vendetta arriva quando nel territorio devastato esplodono le guerre tribali per il controllo dell’acqua, del cibo e della preziosissima benzina.

Al botteghino il film sta andando bene, ma non benissimo. Pur essendo primo in tutte le classifiche, è costato 168 milioni di dollari, e guadagna meno degli episodi precedenti. I produttori temono un flop, e i bene informati dicono che il futuro della saga potrebbe essere a rischio. 

gbg

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