Le tigri di Mompracem

Salgari non c’entra. Nell’ultimo film del regista spagnolo Alberto Rodríguez “Le tigri di Mompracem” sono due fratelli esperti subacquei. Lui, Antonio detto il Tigre, è specializzato in interventi sulle carene delle grandi navi che attraccano nel porto di La Huelva. Tanto è bravo nel suo lavoro, tanto è un disastro nella vita di tutti i giorni: alza il gomito, litiga con la ex moglie per la custodia delle figlie, è malato ma non si cura perché ha un disperato bisogno di soldi. Lei, Estrella, dopo un incidente che l’ha resa sorda da un orecchio, non si immerge più in profondità, ma è quella forte della coppia, che si prende cura del fratello come aveva fatto a suo tempo con il padre in fin di vita, anche lui sommozzatore. Il loro precario equilibrio precipita quando Antonio scopre nello scafo di una petroliera alla fonda un vano segreto pieno di droga.

Rodriguez è uno dei migliori registi spagnoli. “La Isla Minima”, uscito nel 2014,  era  un teso poliziesco girato nelle pittoresche risaie alla  foce del Guadalquivir. “L’uomo dai mille volti”, uscito nel 2016, era la storia di un ex agente segreto deciso a vendicarsi dei torti subiti dal governo. “Prigione 77”, uscito nel 2022, era ambientato in un carcere franchista nel periodo della transizione alla democrazia. Argomenti molto diversi, con una caratteristica comune: una grande cura formale, capace di coniugare una evidente passione civile con il semplice piacere di fare del buon cinema.

Ne “le tigri di Mompracem” il durissimo lavoro dei sommozzatori è raccontato in lunghe e claustrofobiche riprese subacquee. Ma le imponenti costruzioni del terminale petrolifero, con le sue luci accecanti e le ciminiere che eruttano lingue di fuoco, sono parte integrante della storia.

Antonio è interpretato dall’ottimo Antonio De la Torre Martín. Estrella è una Bárbara Lennie Holguín in grande spolvero, irriconoscibile rispetto alla sofisticata Lena del recentissimo “Amarga Navidad” di Almodóvar. 

gbg

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