La quercia e i suoi abitanti

Accade raramente che un documentario entri nel circuito della normale distribuzione cinematografica. “La quercia e i suoi abitanti”, di Laurent Charbonnier e Michel Seydoux, è una felice eccezione e vale davvero la pena di vederlo. I suoi ottanta minuti di immagini, commentate soltanto dalla musica di Cyrille Aufort e dai rumori di ambiente, scorrono veloci e parlano un linguaggio universale in grado di affascinare adulti e bambini. Andateci con i figli o i nipoti, come ho fatto io. Non ve ne pentirete.

La protagonista assoluta è una quercia di oltre duecento anni, cresciuta in Francia in un bosco della Sologne, vicino a un piccolo specchio d’acqua. Nel suo tronco pieno di anfratti e cavità, tra i rami e le radici saldamente affondate nel terreno, vivono in equilibrio perfetto miriadi di specie animali e vegetali: piccoli e grandi mammiferi, uccelli, insetti, microorganismi, funghi.

Armati di sofisticate microtelecamere comandate a distanza, droni e infinita  pazienza i due autori hanno seguito per un anno intero, attraverso l’avvicendarsi delle stagioni, la vita brulicante attorno alla quercia. Senza mai rinunciare al rigore documentario – Charbonnier è un riconosciuto maestro del genere, Seydoux è all’esordio come regista, ma di cinema se ne intende, visto che dirige la Gaumont – i due sono riusciti a costruire un epico racconto d’avventura, che si segue con il fiato sospeso. Come non trepidare per le sorti dei topini di campagna alle prese con l’allagamento della colonia? Come non sorridere per lo svagato girovagare di uno scoiattolo? Come non commuoversi per il poetico accoppiamento dei balanini, minuscoli insetti  dalla lunga proboscide? E che dire delle  ghiandaie che contendono il loro cibo preferito ai cinghiali e agli scoiattoli? La sequenza in cui una di loro sfugge alla caccia di un predatore infilandosi tra i rovi è un pezzo di bravura cinematografica degno degli inseguimenti di Matrix.

gbg

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