La legge della notte

Dai romanzi di Dennis Lehane, scrittore americano di origine irlandese, sono stati tratti tre film di notevole successo: “Mystic River”, diretto da Clint Eastwood, “Gone Baby Gone”, diretto da Ben Affleck, e “Shutter Island”, diretto da Martin Scorsese. Nel 2016 Ben Affleck ne ha diretto un quarto, “La legge della notte”,  che è stato un flop al botteghino, ma resta comunque un buon film, riproposto in questi giorni da Netflix.

“La legge della notte” racconta la storia del giovane e intelligente Joe Coughlin, interpretato dallo stesso Affleck, che negli anni del proibizionismo si fa strada nel mondo della malavita usando la violenza soltanto quando non può farne a meno. Finito in carcere dopo una rapina, entra a far parte della famiglia mafiosa guidata dallo spietato Maso Pescatore, interpretato da Remo Girone, e grazie ai lauti profitti ottenuti dal controllo del rum in Florida, sale rapidamente di grado e arriva a fare ombra anche al suo capo.

Nei romanzi di Lehane la trama gialla è soltanto un pretesto per descrivere gli ambienti e le motivazioni dei personaggi, che nel caso dei criminali sono la cupidigia e la sete di potere, mentre tra i poliziotti che dovrebbero combatterli, quasi tutti irlandesi come accadeva in quegli anni, regna la corruzione. Joe Coughlin si sente più un fuorilegge che un gangster, e ha una distorta morale che lo rende simpatico anche quando ordina spedizioni punitive e omicidi. Ma la violenza che permea l’ intera società americana alle prese con insanabili conflitti razziali e con i disastri della Grande Depressione travolge anche lui e le persone che gli sono vicine. 

Il film è meno efficace del romanzo nel descrivere questi aspetti. In compenso è filologicamente molto accurato, e riesce a riportare gli spettatori al clima di quegli anni affascinandoli con la ricchezza dell’ambientazione. Non bellissimo, ma interessante.

gbg

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