Il faraone, il selvaggio e la principessa

Se cercate un film di Natale adatto a tutta la famiglia, e ne avete abbastanza dei soliti super eroi impegnati a salvare il mondo, allora il film di animazione “Il faraone, il selvaggio e la principessa” è quello che ci vuole. 

Tre fiabe porteranno voi e i vostri figli nell’antico Egitto, nella Francia medievale e nell’Oriente del XVIII secolo, alla scoperta della saggezza, della giustizia e dell’amore. Merci rare, di questi tempi.

L’autore è il regista e animatore francese Michel Ocelot, che nel 1998 aveva ottenuto fama internazionale con “Kirikù e la strega Karabà”, basato su un raccolto folkloristico africano. Poi si era confermato con “Azur e Asmar”, che aveva come protagonisti un giovane arabo e un giovane europeo, e con le avventure poliziesche di Dililì, una bambina di origine canaca,  nella Parigi di fine Ottocento.

Anche in questo nuovo film Ocelot, che ha trascorso l’infanzia in Guinea crescendo come unico bianco in una scuola di neri, ha scelto di raccontare la bellezza del mondo attraverso occhi diversi.

Ocelot non ama le rutilanti tecnologie digitali delle grandi produzioni alla Disney, e le usa con parsimonia. Preferisce una tecnica di animazione apparentemente semplice, che ricorda i primi cartoni animati. Ma la arricchisce con la straordinaria eleganza dei suoi disegni, un sapiente uso del colore e la varietà delle voci e degli effetti sonori. 

La vicenda del saggio re sudanese che diventa faraone per ottenere la mano della sua bella viene raccontata attraverso i personaggi disegnati di profilo tipici dell’arte egizia. Il tenebroso Medioevo francese è popolato da personaggi ombra, che si illuminano soltanto alla fine, quando la giustizia trionfa. E la magia dell’Oriente, con i suoi deserti, gli affollati bazar e i sontuosi palazzi dei potenti, fa da sfondo alla tenera storia d’amore tra la figlia di un sultano e un bel principe caduto in disgrazia, ma capace di cucinare le migliori bignole del mondo.

gbg

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