Il fantasma del Falcon Lake

“Falcon Lake”, dell’attrice canadese Charlotte Le Bon al suo debutto alla regia, è un film strano e difficile da incasellare, a metà strada tra una delicata storia di formazione adolescenziale e l’inquietante atmosfera gotica che si respira nella cupa fotografia dei luoghi e nei dialoghi dei protagonisti.

Siamo in Canada, sulle rive di un lago dove due famiglie trascorrono le vacanze. Il tredicenne Bastien, interpretato dall’attore bambino Joseph Engel, e la sedicenne Chloé, interpretata da Sara Montpetit che non dimostra i suoi ventidue anni, stringono un legame che va oltre l’amicizia. Bastien è affascinato dalla ragazza, che a sua volta si sente attratta dall’insicurezza di lui, e per lui trascura gli amici più vecchi, che bevono smodatamente, fumano spinelli, e vivono le prime esperienze sessuali nei boschi attorno al lago. Ma Chloé è anche morbosamente interessata alla leggenda di un annegato che si aggira nella zona perché non si rende conto di essere morto, e questo porta i due ragazzi a confuse riflessioni sulla vita e sulla morte, e a decisioni che avranno un peso importante sul loro futuro. Tutto il film ruota attorno ai turbamenti esistenziali dei protagonisti. Nel cast ci sono anche alcuni adulti, ma la regista li nasconde volutamente allo spettatore relegandoli in poche scene, per brevi momenti e spesso utilizzando soltanto le loro voci fuori campo. 

“Falcon Lake” ha ricevuto critiche contrastanti. Bello per alcuni, è stato criticato da altri per l’eccessiva lentezza di alcune riprese e per una colonna sonora volutamente ossessiva, che a lungo andare si dimostra fastidiosa. A mio parere è comunque un film interessante, anche per la grana sfocata del 16 millimetri e il formato in 4/3 che ricorda i filmati  amatoriali di qualche anno fa. Charlotte Le Bon, a parte alcune ingenuità comprensibili in un’opera prima, dimostra di avere talento. E i due giovani attori protagonisti sono davvero bravi.

gbg

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