Il cinema di Cormac McCarthy

Cormac McCarthy, recentemente scomparso, sarà ricordato non soltanto per i suoi grandi romanzi – il migliore resta a mio avviso il capolavoro western “Meridiano di sangue”, uscito nel 1985 –  ma anche per il contributo che ha dato al mondo del cinema. Molte delle sue opere infatti, sono diventate film grazie a registi del calibro dei fratelli Cohen – “Non è un paese per vecchi” – Ridley Scott – “The Counselor” – Billy Bob Thornton – “Cavalli Selvaggi”-  e John Hillcoat, autore di una versione cinematografica di “The Road”, che non fu molto apprezzata dal mercato americano “perché troppo deprimente”, ma è tornata al successo grazie alle molte piattaforme di streaming che la ripropongono.

“The Road” racconta il viaggio di un padre, interpretato da Viggo Mortensen, e di un figlio, il giovanissimo Kodi Smit-McPhee, in un mondo devastato da una catastrofe di cui non viene svelata l’origine. La madre, interpretata da Charlize Teron, è morta di stenti, ma rivive nei sogni del marito. I due attraversano a piedi quello che resta degli Stati Uniti con l’obiettivo di raggiungere la costa, dove sperano di trovare cibo  e condizioni di vita migliori. In un carrello del supermercato trascinano i loro miseri averi, e per difendersi hanno una pistola dove sono rimasti pochissimi proiettili. Ma la strada è lunga e piena di pericoli perché i sopravvissuti sono diventati razziatori e alcuni, spinti dalla fame, si sono dati al cannibalismo.

In tutte la sue opere McCarthy ha raccontato il lato oscuro e violento dell’America, e ha cercato di smascherarne  l’ipocrisia con la forza delle sue trame e del suo raffinatissimo stile. “The Road”, che tra l’altro gli ha fruttato un Pulitzer, è probabilmente il romanzo dove questo tentativo è stato portato avanti nel modo più scoperto e prevedibile, e forse anche per questo ha suscitato a suo tempo qualche dubbio tra i suoi fedelissimi lettori. Ma nel film il difetto non si nota. E lo spettatore resta con il fiato sospeso fino all’ultima immagine. 

gbg

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